Gli ispettori dell'Inail tra i banchi di frutta contro il lavoro nero

Quattro ispettori dell'Inail, tra cui una donna, ieri mattina, hanno passato al setaccio quasi tutti i 75 banchi di piazza delle Erbe per contrastare sul campo l'eventuale lavoro in nero utilizzato dai singoli fruttivendoli. Appena dopo il primo controllo effettuato dagli 007 dell'istituto , in tutto il mercato si è verificato un generale fuggi-fuggi da parte dei numerosi collaboratori dei commercianti e in particolare da parte di tanti giovani immigrati dal Bangladesh che, in genere, o sono scappati o si sono nascosti dietro le colonne dei portici del Salone in attesa che gli ispettori andassero via. La verifica è terminata dopo mezzogiorno con un risultato ampiamente positivo da parte dei dipendenti perché, a conti fatti, il numero dei fruttivendoli verbalizzati non sono risultati pochi. «Le ispezioni periodiche degli inviati degli enti previdenziali sono giuste e sacrosante», sottolinea Cristina Biollo, una delle fruttarole più note e delegata dell'Ascom del settore, «le regole esistenti, sia a livello nazionale sia locale, devono essere rispettate da tutti. Stranieri e non. Altrimenti si creerebbe concorrenza sleale tra chi è in regola e chi no». Anche l'assessore comunale al commercio è pienamente d'accordo con l'azione messa in campo dagli ispettori Inail. «La legalità innanzitutto», osserva Marta Dalla Vecchia, «anche noi del settore commercio del Comune stiamo effettuando una verifica capillare tra i fruttivendoli della piazza per vedere chi è in regola con tutte le normative esistenti. Non a caso abbiamo già fatto entrare nei nostri uffici anche gli ispettori dell'Inps per consegnare loro l'elenco aggiornato dei titolari dei banchi. La legge parla chiaro. Chi non è in regola con il Durc ( documento unificato di regolarità contributiva ) non potrà più ricevere la nostra autorizzazione per gestire un banco di frutta e verdura. Né nelle piazze e né in qualsiasi altro posto della città». Nelle piazze sono messe sotto accusa, in particolare, le bancarelle gestite dagli immigrati del Bangladesh e del Pakistan. Non è la prima volta che un titolare di un banco di proprietà o preso in affitto dagli asiatici viene multato perché non in regola. Ma il problema riguarda anche i titolari padovani dei banchi. (f.pad.)