Buono e cattivo Il colesterolo e il livello ottimale

DALLA PRIMA DELL'INSERTO «Il valore del colesterolo – continua il nostro esperto – deve essere sempre considerato insieme con gli altri possibili fattori di rischio che concorrono a determinare una malattia cardiovascolare, come fumo, ipertensione, diabete e obesità». Buono o cattivo? Si tende a dividere il colesterolo tra quello "buono"(Hdl) e quello "cattivo"(Ldl). In realtà è uno solo, cambiano le proteine che lo trasportano. Quelle "buone" agiscono da spazzini delle arterie, dalle cui pareti prelevano questa molecola, portandola al fegato per il riciclaggio. Quelle "cattive" al contrario ne favoriscono l'accumulo nelle pareti arteriose, accrescendo il rischio arteriosclerosi e malattie cardiovascolari: ed è proprio questo il risvolto malvagio del colesterolo. Il livello ottimale Il rischio cardiovascolare nasce dal rapporto tra colesterolo totale e "buono". Dovrebbe essere inferiore a cinque per un uomo, a 4,5 per una donna. Il calcolo del rischio Per sapere se un paziente corre pericoli i medici usano apposite carte del rischio cardiovascolare, come quelle del "Progetto cuore" dell'Istituto superiore di sanità. Integrano le informazioni sulla salute di una persona per calcolare la probabilità di un problema al cuore. «Se il rischio è alto (più del 20% da qui a dieci anni) si procede con la cura – dice Colivicchi –. La terapia è stabilita dal profilo del rischio non dal singolo valore del colesterolo». Alimentazione o genetica? «Un cinese rurale ha livelli di colesterolo nel sangue bassi (meno di 100 mg per decilitro) perché ha un'alimentazione ricca di alimenti di origine vegetale – spiega l'esperto – ma se si va a Shanghai in dieci anni questo livello raddoppierà o triplicherà grazie al cibo del luogo». Ci sono poi persone, una su 500 circa, che hanno anomalie metaboliche genetiche che provocano livelli di colesterolo alti nonostante la dieta. «Ma nella maggior parte dei casi – continua l'esperto – il livello del colesterolo in eccesso, quello che non è necessario per il corretto funzionamento dell'organismo, dipende dall'alimentazione». Mangiare colesterolo Oltre alla quota prodotta normalmente dall'organismo, il colesterolo può arrivare con l'alimentazione: è presente infatti nei cibi ricchi di acidi grassi saturi. Dunque prodotti a base di latte intero, carni grasse, oli tropicali come quello di cocco. «Proprio perché il colesterolo è importante per le funzioni che svolge e nell'antichità era difficile procurarsene – spiega il professor Colivicchi – il nostro organismo ha sviluppato un sistema di assorbimento di questa sostanza molto efficiente». Prevenzione con statine Le statine sono farmaci inibitori dell'Hmg-CoA reduttasi, un enzima che concorre alla produzione del colesterolo. Sono efficaci nella prevenzione delle manifestazioni cliniche della malattia vascolare aterosclerotica, ma vanno prescritti solo in condizioni di alto rischio. La decisione di iniziare una terapia deve essere valutata attentamente e tener conto di tutti gli aspetti clinici. Il tempo delle terapie «Oggi l'età media dei pazienti con infarto supera i 65 anni, grazie agli sforzi della medicina preventiva e ospedaliera, soprattutto per le donne, per cui si arriva a 72-73 anni – spiega il cardiologo – Fino ai 75-80 anni dunque può avere un senso intervenire con trattamenti, naturalmente tenendo conto del contesto clinico. Le cure di cui disponiamo sono efficaci, sicure e a bassissimo costo per il servizio sanitario nazionale, visto che quasi la totalità dei farmaci usati hanno perso la copertura del brevetto». Cinzia Lucchelli @cilucchelli ©RIPRODUZIONE RISERVATA