Fiducia, Letta ha i numeri No a dimissioni dei ministri

di Nicola Corda wROMA Il presidente del Consiglio Enrico Letta, la decisione di andare alla conta e mettere la ‘questione di fiducia' l'ha presa nel tardo pomeriggio quando ha capito che il vicepremier Alfano aveva compiuto lo strappo con successo. I numeri stamani diranno come, ma la strada che allontana il governo dalla crisi sembra tracciata. Il segnale arriva poco dopo le venti quando dallo staff fanno sapere che sono state respinte le dimissioni della squadra dei ministri con la maglia del Pdl: Quagliariello, Lupi, Lorenzin, De Girolamo e lo stesso Alfano. Per il premier a Palazzo Chigi è stato un giorno lunghissimo fatto d'incontri a tessere una tela delicatissima, anche per spianare la strada ai dissidenti del Pdl. Una giornata passata con un occhio all'intervento che farà questa mattina in Senato alle nove e trenta dove non ci saranno molte novità rispetto ai punti programmatici dell'insediamento di cinque mesi fa. Scaletta scandita dagli impegni più urgenti tra i quali bisognerà mettere subito mano all'ultima rata dell'Imu, a una nuova rimodulazione dell'Iva dopo lo scatto ormai sfuggito e soprattutto alla legge di stabilità. Orizzonte lungo almeno per tutto il semestre europeo che arriva al 2015, è l'intesa chiusa nella mattinata con Giorgio Napolitano che nel pomeriggio in una nota fissa la sua ‘road map': «Percorso limpido e lineare sulla base di dichiarazioni politico-programmatiche che consentano una chiarificazione piena» per dare all'azione di governo «un impegno non precario» e «perseguire le scadenze più vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014». Il Partito Democratico supporta il premier e spinge sul chiarimento. «Sostegno compatto a Enrico Letta in un'operazione verità in cui si possa fare chiarezza su chi ha a cuore le sorti del Paese e chi no» si legge in una nota della segreteria riunita al Nazareno da Guglielmo Epifani. «Domani si vedrà ma Berlusconi ha sbagliato tutto, il Paese non vuole la crisi» è il passaggio ribadito in serata alla riunione dei gruppi dove i Democratici hanno confermato l'indisponibilità a qualsiasi trattativa sui temi della giustizia. E alle richieste fatte filtrare da palazzo Grazioli intorno a un decreto antitasse o alla sordina alla legge Severino, è il ministro Franceschini che replica: «Sarà un discorso alla luce del sole, senza ambiguità e ipocrisie e senza alcuna trattativa, soprattutto sul principio di netta e totale separazione tra governo e vicende di Silvio Berlusconi». Posizioni diventate ancora più inflessibili dopo la lettera di Berlusconi al settimanale Tempi diffusa nel pomeriggio, nella quale il Cavaliere accusa Letta e Napolitano di non aver impedito il suo omicidio politico. Per Il Pd è la pietra tombale di ogni collaborazione con la parte più estremista degli alleati, ribadita anche da Gianni Cuperlo che nel pomeriggio ha visto Letta: «Il presidente del Consiglio farà un discorso forte per rilanciare l'azione dell'esecutivo ma credo che non sia più possibile riaprire l'interlocuzione con chi ha calpestato ogni regola istituzionale». Fuori Berlusconi dunque, e via a un programma con impegni precisi «per risolvere i problemi del Paese e che prevede un orizzonte di ampio respiro, non di pochi mesi». La trattativa con i dissidenti guidati da Alfano passa anche per l'assicurazione che da oggi non sia il congresso del Pd a minare l'esecutivo. Propiziatorio il pranzo del premier con Matteo Renzi a Palazzo Chigi voluto proprio per assicurare tenuta al percorso di governo. E il sindaco ha detto di «sperare che prevalga l'interesse del Paese: continuo a fare il tifo per un governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l'Italia». Un patto che per qualcuno significa anche un appoggio nella corsa alla segreteria che se Letta torna in sella, è confermata con la convocazione delle primarie per l'8 dicembre. Nessun sostegno invece da Nichi Vendola e da Sel che intravvede un'operazione neocentrista. Anche il leder di Sinistra ecologia e Libertà a Palazzo Chigi conferma il suo no alla «stampella di piccole o larghe intese» dando tuttavia una mano per favorire l'operazione di deberlusconizzazione del governo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA