Decadenza Berlusconi il giorno della verità

di Gabriele Rizzardi wROMA «Il ricorso alla Corte europea dimostra che il caso Berlusconi non è chiuso. Ci sarà un giudice anche lì e siamo fiduciosi». Alla vigilia della Giunta delle Elezioni del Senato che si riunirà oggi per decidere sulla decadenza di Silvio Berlusconi, Angelino Alfano tenta il tutto per tutto nella speranza di prendere tempo. Il vicepremier, che spera di ottenere una revisione del processo appellandosi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, crede che si possa raggiungere in sede europea «la dichiarazione di innocenza che non si è ottenuta in Italia», e continua a fare pressing sui democratici. «Speriamo davvero che il Pd si mostri interessato alle ragioni dello stato di diritto e alle ragioni del senatore e cittadino Berlusconi che ha diritto di difendersi» insiste Alfano, che ricorda come il governo delle larghe intese sia stato voluto soprattutto dal Cavaliere. I toni che partono dal centrodestra sono meno ultimativi e anche il videomessaggio per il rilancio di Forza Italia e contro la magistratura registrato nei giorni scorsi resta ancora nel cassetto. Questo, però, non vuol dire che tra Pd e Pdl sia tornato il sereno. Il presidente della Giunta, Dario Stefàno (Sel), promette che i lavori non procederanno a tappe forzate ma il "pallottoliere" della Giunta conferma che il Cavaliere andrà incontro ad una sconfitta sicura. Favorevoli alla decadenza di Berlusconi sono 14 senatori (8 del Pd, 4 del M5S più Benedetto Della Vedova (Scelta Civica) e il presidente Stefàno. Disposti a salvare il Cavaliere sono invece 8 senatori: 6 del Pdl più una senatrice leghista e uno del Gal (gruppo che raccoglie i partiti minori del centrodestra). La partita, insomma, sembra già chiusa anche se il primo punto da valutare è la possibilità per la Giunta di presentare ricorso alla Corte Costituzionale. E da qui potrebbe partire la relazione di Andrea Augello, che è il relatore a cui Berlusconi ha affidato il compito di trovare una via d'uscita. Impresa non facile anche perché con il ricorso a Strasburgo, nella cui intestazione si legge «Silvio Berlusconi contro l'Italia», il leader del Pdl torna alla carica contro la magistratura politicizzata e scrive: «Vi sono elementi sufficienti per affermare che nell'intera vicenda gli obiettivi politici hanno prevalso sulle ragioni del diritto...». Una posizione che viene ripresa da tutti i maggiorenti del Pdl, che insistono sulla non retroattività della legge Severino. Fabrizio Cicchitto chiede che si apra un dibattito sulla costituzionalità di una legge che il Pdl ha comunque votato senza sollevare dubbi e poi torna ad attaccare il Pd: «Negare a priori questa procedura per di più invocando lo stato di diritto significa scadere in un giustizialismo rozzo, banale e propagandistico». Ma le risposte che arrivano dal Pd non lasciano molto spazio alla trattativa. Ed anche Luciano Violante, che nei giorni scorsi ha chiesto al Pd di «garantire» al Cavaliere la possibilità di difendersi, avanza seri dubbi sulla possibilità che il ricorso presentato da Berlusconi alla Corte Europea dei diritti dell'uomo possa essere accettato: «Un ricorso per essere fondato presuppone che la decadenza sia stata applicata. In questo caso non è stata applicata e quindi non credo sia ammissibile». Uno stop ai «ricatti» del Pdl viene invece invocato dal responsabile giustizia del Pd, Danilo Leva. Il Pdl riuscirà a prendere tempo? Nichi Vendola assicura che in Giunta non ci saranno rinvii: «Una condanna definitiva in uno stato di diritto comporta delle conseguenze». A ribadire che «la legge è uguale per tutti» è anche il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri che, a proposito del dibattito sulle interpretazioni della Severino, ricorda che la legge «è stata fatta con il massimo dell'impegno e con onestà intellettuale». Il Pdl staccherà la spina al governo Letta? Renato Brunetta lancia l'ennesimo aut aut: «Se i compagni del Pd non sentiranno alcuna ragione e decideranno soltanto in base al proprio tornaconto politico, si assumeranno la responsabilità di far finire le larghe intese e l'esperienza di questo governo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA