Professionisti del web per il mercato 2.0

Barbara Bonaventura, esperta di marketing strategico e direttore marketing di Mentis - società veneta dedicata all'innovazione e alla formazione aziendale - è stata fra i primi, in Italia, a occuparsi di web marketing per aziende. È anche vice-presidente di Aicel (Associazione italiana commercio elettronico): «L'avvento di Facebook e lo sviluppo dei motori di ricerca hanno rivoluzionato il modo in cui le aziende si propongono sul mercato. Oggi il parallelo fra cartaceo e digitale è indispensabile per far fronte alla concorrenza» spiega «e gli imprenditori locali lo capiscono perfettamente». «Il problema è che, nel vasto universo delle professioni web, c'è ancora tanta improvvisazione e chi si affida a operatori incompetenti rischia di perdere tempo e denaro senza ottenere i risultati sperati» aggiunge. di Silvia Zanardi wVENEZIA Sono tantissimi, hanno qualifiche difficili da pronunciare e c'è chi rinuncia a capire cosa siano, includendole nell'universo dei cosiddetti "smanettoni". Eppure, secondo l'ultimo dossier Assintel, i tuttofare del web sono in Italia oltre un milione, in Veneto circa 100 mila e le aziende li cercano per promuovere prodotti, per investire nei mercati esteri, per lanciare, da pc, smartphone e tablet, i propri marchi nel mondo. Tutti li vogliono e in pochi sanno chi sono, cosa fanno e, soprattutto, se le loro qualifiche si adattano alle esigenze della competitività. Fino a poco tempo fa, bastava un "web master" per realizzare un sito internet ed entrare nella galassia del web, ma con lo strapotere dei social network e della comunicazione in tempo reale, i profili della rete si sono moltiplicati e differenziati. Per mettere un po' di ordine nella giungla di nuovi mestieri che nascono e si evolvono grazie a internet, la sezione italiana dell'associazione internazionale per la professionalità nel web - Iwa, nata in California nel 1996 e sbarcata in Italia, con sede a Venezia, nel 2000 - li ha riassunti in una lista di 21 (i cosiddetti "web skills profiles"), che Uni (ente nazionale di unificazione) sta utilizzando per dare corpo e identità alla gamma variegata di queste professioni non regolamentate. In base alla legge 4 del 2013, i professionisti che non fanno capo a un ordine o a un albo, possono associarsi, dotarsi di un codice deontologico e scegliere i propri organi di riferimento. «Nella lista di Iwa ci sono le 21 professioni dell'Ict, Information and Communication Technology, specifiche per il web al momento più ricercate dal mercato» spiega Roberto Scano, presidente veneziano dell'associazione. «Stilarla è stato un passaggio obbligato: sia nelle aziende, sia in chi si accinge a lavorare per il web c'è tuttora molta ignoranza: molti imprenditori pensano che basti affidare l'immagine della propria azienda ai tuttologi di internet, e chi un po' se ne intende pensa che basti frequentare un corso di formazione post-laurea per definirsi in una professione». "Non è così: per lavorare nel web ci vogliono competenza e preparazione, altrimenti le aziende buttano via denaro e i professionisti rischiano di non essere tali per mancanza di riferimenti», aggiunge Scano. Le professioni del web descritte da Iwa hanno nomi anglo-sassoni: ci sono i "community manager", per esempio, i "web account manager", i "server side web developer" e la scelta dell'inglese si giustifica con la loro spendibilità in sede internazionale. Essendo il web un pianeta di contatti senza confini non avrebbe senso chiamarle in italiano, eppure, nel contesto europeo e globale, la distanza fra definizione e applicazione nel mondo del lavoro è ancora lunga: «Il fatto che queste professioni, così come categorizzate da Iwa, trovino applicazione nella legge 4 del 2013 è già un passo avanti» spiega ancora Scano. «Ma l'obiettivo è che il lavoro nel web trovi presto un'autoregolamentazione che ponga le basi per i contratti di categoria e per una formazione più completa e indirizzata sia ai potenziali clienti sia ai futuri operatori della rete». Anche il vicepresidente di Iwa, Pasquale Popolizio, ribadisce la necessità di una standardizzazione di queste professionalità. Perché è così difficile distinguere un "advertising manager" da un "information architect"? «Le professioni del web si evolvono alla velocità della rete e proprio per questo abbiamo deciso di raggrupparle e definirle. L'uniformità serve sia alle aziende sia ai giovani che vogliono specializzarsi in una materia senza adattarsi semplicemente, e con scarsa competenza, alle oscillazioni del mercato» spiega Popolizio. «Al momento, le figure più richieste sono quelle del community manager, che gestisce i social network, quelle del search-engine expert, che ottimizza le funzioni dei motori di ricerca, quella del knowledge manager, che digitalizza la documentazione cartacea delle aziende». «Ignorare il fatto che queste siano le professioni del futuro» conclude Popolizio «è un errore, ci auguriamo che questa prima standardizzazione aiuti i lavoratori del web a potenziare il loro ruolo nell'economia del Paese».