Il Sir torni ad essere strumento di servizio

È proprio vero che la politica non va in vacanza, anzi, è solitamente in questi giorni che si prepara alle nuove stagioni. È tutto un fiorire di proposte amministrative che si fanno politiche ma che innanzitutto sono tecniche, razionali, economiche: tutto conti e proiezioni che hanno come risultato finale una diversa città. Quindi la realtà urbana, il nuovo spazio, sarà disegnato dal funzionalismo nella convinzione che più la città sarà dinamica più sarà la città del futuro, con la rassicurante prospettiva che più avremo veicoli che transiteranno velocemente e frequentemente più, di certo, saremo nel futuro. Una dimensione di modernità finalmente europea. La nuova linea del tram, la Sir 3, è un ulteriore taglio del tessuto urbano già tagliato a metà dalla Sir 1; quindi il tram passa da semplice "strumento" di servizio a vero protagonista del disegno urbano, della determinazione della forma: sarebbe come assegnare alla nostra circolazione sanguigna, a un'arteria, il ruolo di anima dello stesso nostro corpo. Siamo di fronte ad uno stravolgimento dei ruoli per il quale il "movimento", l'irrorazione accelerata dei tessuti e degli organi finirebbe per rendere più performante l'intero corpo cittadino senza occuparci di altro: ci basta che sia prestante quale presupposto per la ricchezza (economica): cosa peraltro riservata a pochi, com'è noto. È la fase odierna di un atteggiamento di urbanistica intuitiva (fatta di pancia) che esclude quella del progetto e della pianificazione per assegnarla al momento, alla tempestività, all'occasione: si cerca di prendere il tram del tram (pardon) del governo in carica che ha il nostro ex sindaco in pole. Fase ultima questa storicamente preceduta da molte altre ma, guarda caso, in Padova non sembra ancora emergere alcun contatto-contagio con la cultura urbanistica, tanto da farci dire che è una città del tutto immune: sul fronte degli studi di pianificazione urbana sembra che nulla sia successo in questo ultimo secolo e che siamo ancora all'urbanistica intuitiva, quella a cui tutti si sentono abilitati perché basata sulla risposta immediata. Ricorda la storiella del musso che messo di fronte alla necessità di raggiungere la biada sulla sponda opposta del fiume non ha dubbi nel ritenere di dover attraversare il ponte. Il progetto invece ha altri occhi e se vede il "serpentone blu" sfiorare in Prà le bancarelle e le persone assorte pensa che sia una cosa pericolosa, che non sia opportuno che l'uomo sia messo a contatto con un tale veicolo e per questo progetta di separare due entità incompatibili e di dare precedenza all'uomo rispetto alla macchina; e sempre il progetto quando vede la città tagliata come una pizza pensa che lo spazio urbano debba essere continuo e che non sia opportuno l'obbligato passare da uno spicchio a un altro a scapito della flessibilità; quando vede che le bici s'infilano nella rotaia procurando infortuni pensa che il sistema sia da migliorare eliminando la fonte di ciò, la rotaia... Insomma il progetto vede un'altra città nella quale il tram non sia un "progettista" ma uno strumento, appunto perché un'arteria, l'estendersi di una sua propria funzione, non potrà mai diventare l'anima di una città. A meno che a Padova non basti passare per la città più veloce del Veneto, d'Italia, d'Europa. In Europa il tram è un "servizio" e quelli di Clermont-Ferrand (in cui viaggia il gemello del nostro) lo sanno bene: a Clermont il tramway unisce due centri su una pista dedicata: c'è solo lui e non si sognerebbero neanche dopo un piatto di ostriche di farne un "progettista", perché è quel che dovrebbe essere: una infrastruttura. E basta. Farne un qualcosa di più è un po' provincialotto: fargli assumere un che di simbolico. Il simbolo è, secondo Hegel, una concezione estetica di primo grado perché dà unità immediata di significato e forma: si capisce tutto e subito e per questo utilizzato spesso dalla politica. Sul tram, sulla nuova opportunità, si richiama alla necessità di un sintonizzarsi di tutte le forze affinché l'operazione di ammodernamento riesca. Giusto. Basta che resti strumento e non il simbolo della città. E meno che mai l'anima. Per l'anima ci vuole ben altro. Forse un progetto. Bepi Contin