Statali, giù retribuzioni e organici

ROMA Continuano i sacrifici per i pubblici dipendenti, che hanno portato nelle casse dello Stato 6,6 miliardi di risparmi sulle retribuzioni negli ultimi due anni. Il Consiglio dei ministri ieri ha approvato il blocco delle buste paga anche per il 2014. Riparte invece a settembre il confronto con i sindacati sulla parte normativa del contratto, che sarà integrato nel 2015 con il trattamento economico. Dal fronte sindacale si fanno sentire Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, secondo i quali la riapertura delle trattative sulla parte normativa è «un minimo passo avanti», consentirà la ripresa del dialogo dopo 4 anni e di «affrontare in modo serio la regolamentazione di istituti giuridici che le recenti riforme avevano sottratto all'autonomia negoziale», ma «servono impegni concreti, e soprattutto risorse». «Non rinnovare il contratto e pretendere che questi stessi lavoratori, in condizioni così difficili, rendano efficienti e modernizzino le nostre pubbliche amministrazioni è quantomeno irrealistico», concludono. Sul piede di guerra i medici: l'Anaao Assomed avverte che «si farà promotrice di un autunno di ulteriori iniziative di protesta, non esclusi nuovi scioperi». Tra il 2011 e il 2012 il congelamento del turnover ha determinato 120mila tagli nel pubblico impiego e le retribuzioni sono calate dello 0,6% lo scorso anno dopo il -0,7% dell'anno precedente, mentre l'inflazione cresceva del 3%. Lo stipendio medio è sceso a poco più di 34.400 euro l'anno e, nel frattempo, l'età dei dipendenti pubblici è aumentata fino a 47,8 anni nel 2011 dai 43,6 del 2010. È così che le amministrazioni si sono trovate il personale più anziano di tutti i Paesi Ocse, con quasi un dipendente su due over 50, mentre in Francia e in Gran Bretagna sono appena il 30%.