Ribelle Puppato: non so se mi ricandiderei

di Filippo Tosatto wVENEZIA «Se avessi saputo che saremmo finiti al Governo con il partito di Berlusconi, beh, non so se mi sarei candidata al Parlamento. Qualcuno la definisce questa maggioranza una soluzione ideale, è ridicolo, non ci crede nessuno». Laura Puppato, senatrice di Montebelluna, non è il tipo che le manda a dire. Spalleggiata da due colleghi del gruppo democratico, si è astenuta sulla mozione di sfiducia al ministro Alfano sull'affaire Kazakhstan e ora c'è chi sollecita sanzioni nei suoi confronti: «Basta, se ne vada con i 5Stelle», graffia il "giovane turco" Stefano Esposito. Perché ha votato in difformità con la linea discussa e decisa dal suo gruppo, che ha bocciato la mozione? «Sono stata coerente con gli interventi in aula dove tutti, eccetto il Pdl, hanno avuto parole durissime sul caso Shalabayeva. Lo stesso presidente Napolitano ha parlato di gravità "inaudita". Io non mi sono sentita, in coscienza, di esprimere la fiducia ad Alfano. Poche settimana fa, per ragioni risibili, il nostro ministro Idem si è dimesso, in questo caso, invece, il responsabile degli Interni si dichiara ignaro di tutto e fa volare gli stracci. Sconcertante il suo atteggiamento ma anche quello di chi finge di credere alle sue parole». Intanto Esposito rincara: «Puppato e i suoi amici sono abbonati al dissenso, se non saranno cacciati o almeno sospesi, uscirò dal gruppo... ». «Che simpaticone, lo invito a rileggere l'articolo 67 della Costituzione, quello che esclude vincoli di mandato per i parlamentari. E gli ricordo che abbiamo condannato Grillo proprio perché oltraggia ed espelle i dissidenti interni. Si chiarisca le idee, siamo un partito un libero, non una caserma». Riconoscerà che non è agevole governare con la spada di Damocle del dissenso interno pronto a colpire. «Noi siamo al Governo per senso di responsabilità, abbiamo ricevuto un'eredità pesantissima e stiamo lavorando con tutte le nostre forze ma non è accettabile che Berlusconi eserciti un diritto di veto e che i suoi uomini siano intoccabili. È questione di orgoglio del Pd e di dignità istituzionale, a reclamarla non è soltanto il nostro popolo ma tutto il Paese. Vuole una riprova? Venerdì sono intervenuta alla festa democratica di Sanremo, ribadendo esattamente questi concetti: alla fine, il segretario mi ha detto che un giovane della platea gli ha chiesto la tessera, condividendo la necessità di mantenere la schiena dritta. Berlusconi è un pokerista scafato e spregiudicato, noi siamo giocatori di briscola: su questo piano non c'è partita e noi continuiamo a ingoiare rospi». A proposito di Pd: Fabrizio Barca, che al congresso correrà per la segreteria, l'ha definito «un condominio dove tutti si odiano». Condivide? «Nel Pd della base ci sto bene, mi sento a casa mia. Via via che si sale al vertice, a prendere il sopravvento sono invidie, divisioni, sospetti. La nostra piaga sono le correnti, forti e cristalizzate, in lotta costante. Molti parlamentari, poi, sono ancorati al loro ruolo e non hanno un'occupazione alternativa, perciò sono soggetti al volere dei capibastone». Cosa si aspetta dal congresso del partito democratico? «Più coraggio, io mi batterò per porre fine alle correnti organizzate. Matteo Renzi? Se non altro prova a combattere le incrostazioni, a spalancare le finestre per cambiare l'aria. Ne abbiamo bisogno».