Il Papa a Lampedusa «Ci chiede di essere più vicini agli ultimi»

di Maria Rosa Tomasello wROMA Ai sacerdoti ha chiesto di andare «nelle periferie della vita» per portare «gioia e consolazione», ed è una di quelle periferie, la più estrema d'Europa, che si prepara a toccare lui stesso questa mattina, nel suo primo viaggio pastorale, a Lampedusa. Papa Francesco ha voluto una visita all'insegna della sobrietà, senza autorità e con il cerimoniale all'osso per incontrare i migranti e gli isolani, i salvati e i soccorritori, uniti nella piccola isola siciliana nel medesimo destino. Il papa argentino figlio di immigrati italiani, il sacerdote che a Buenos Aires ha vissuto la sofferenza dei clandestinos stipati negli immensi sobborghi, avrà come altare una vecchia barca, un leggìo realizzato con tre timoni, un calice ricavato dal legno delle carrette del mare ammassate nel cimitero delle navi di Lampedusa. Al suo arrivo, previsto attorno alle 9.15, il pontefice si trasferirà in auto a Cala Pisana, dove si imbarcherà su una motovedetta, accompagnato da una processione di 120 barche di pescatori fino a cala Maluk: qui lancerà nel mare diventato «cimitero liquido» una corona di fiori in memoria delle migliaia di morti inghiottiti dal Mediterraneo, ventimila persone in 25 anni. Arrivato al molo Favarolo, uno dei punti di sbarco, papa Francesco incontrerà una delegazione di migranti, cinquanta persone, cristiani e musulmani, quindi si sposterà allo stadio Arena, dove celebrerà la messa in un altro luogo simbolo: l'impianto che nel febbraio del 2011 fu il rifugio di tremila immigrati sbarcati in sole tre notti, dal 9 all'11, persone «che nessuno voleva, né l'Italia né l'Europa», tanto che venne fatto chiudere il centro di prima accoglienza, ricorda il parroco, Stefano Nastasi: «Dal campo che fu il rifugio di quei fratelli venuti dal mare ora ripartirà la speranza». «A distanza di vent'anni dal grido contro la mafia di Giovanni Paolo II, il Papa torna a lanciare un altro messaggio: se si vuole cambiare il mondo bisogna partire dagli ultimi» dice l'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro». L'immigrazione, sottolinea, «non è una questione di statistiche, ma di vite umane». Il sindaco Giusi Nicolini, che sta lavorando senza risparmio e «a costo zero» grazie all'aiuto di tutti gli isolani, chiede nuove norme sull'immigrazione: «È necessario cambiare le leggi: noi abbiamo una lunga storia di accoglienza, anche se siamo piccoli e lontani. Il sistema va in tilt solo se i trasferimenti non sono tempestivi». Emozionato Claudio Baglioni, da dieci anni impegnato a rompere l'isolamento di Lampedusa con la rassegna musicale "O Scià": «È bello pensare che il Papa, con questo suo gesto mite e rivoluzionario, costruirà il ponte più lungo mai immaginato per unire in un unico abbraccio le anime di quanti lottano per affermare il diritto a una vita libera, giusta e dignitosa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA