Turchia in fiamme, ultimatum di Erdogan

ANKARA È l'ora della resa dei conti finale fra il premier turco Recep Tayyip Erdogan e i difensori dei 600 alberi di Gezi Park, ultima ridotta nel cuore di Istanbul ancora occupata dai ribelli antigovernativi, dopo la brutale riconquista di Taksim mercoledì da parte della polizia. Erdogan ha fatto capire ieri di essere determinato a soffocare definitivamente con la forza la protesta. Ha lanciato un ultimatum ai ragazzi di Gezi Park: «Via entro 24 ore». «La nostra pazienza è finita. È il mio ultimo avvertimento. Dico alle madri, ai padri, portate via i vostri figli da lì!», ha intimato. Subito dopo il ministro degli Interni ha confermato che la polizia è pronta a intervenire per spazzare via gli occupanti del parco. Ma le minacce del premier non hanno fatto arretrare gli indignados turchi. Mentre nel Kugulu Park di Ankara centinaia di manifestanti si riunivano per solidarietà con gli occupanti di Gezi cantando "Bella Ciao", il portavoce della Piattaforma Taksim Can Atalay ha respinto l'ultimatum di Erdogan: «Resteremo con le tende, i sacchi a pelo, le nostre canzoni, i nostri libri, i nostri poemi, le nostre rivendicazioni». Nel frattempo, è iniziato un concerto di clacson e pentole in varie zone di Istanbul. I giovani di Gezi hanno anche eretto qualche piccola barricata. Saranno senza dubbio spazzate via facilmente da ruspe e blindati della polizia, già arrivati vicino a Taksim. L'assalto finale potrebbe arrivare verso l'alba, a meno che non si trovi un qualche improbabile accordo nell'incontro tra il premier e due delegati della piattaforma di protesta. Così come sembra improbabile che la riconquista di Gezi ponga fine alla rivolta delle centinaia di migliaia di giovani e meno giovani turchi, "i figli di Ataturk", padre della Turchia laica moderna, scesi in piazza in tutto il paese per chiedere le dimissioni di Erdogan e più democrazia. «Non abbiamo più paura», ripetono i giovani di Gezi e di Kugulu Park. E il mondo sembra essersi reso conto della democrazia quantomeno particolare della Turchia. Dopo la pioggia di condanne già venuta dall'estero della feroce repressione della protesta, anche l'Europalamento ieri ha denunciato «l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza», «le reazioni del governo turco e del premier Erdogan» e la censura dei media. Scatenando la collera del "sultano" di Ankara. «Non riconosco alcuna decisione sulla Turchia del Parlamento europeo», ha tuonato. Dalla Casa Bianca è venuto un nuovo monito a Erdogan. «Le autorità turche devono rispettare le libertà fondamentali e i diritti civili, come quello di manifestare e di poter esprimere la propria opinione pacificamente», ha detto con forza il portavoce Jay Carney.