Metalli pesanti nelle e-cigarettes

di Annalisa D'Aprile wROMA Arsenico, cadmio, piombo e cromo. Ci sarebbero questi metalli pesanti nelle sigarette elettroniche secondo le analisi di un'inchiesta del settimanale "Il Salvagente" che hanno mostrato un contenuto preoccupante di queste sostanze, presenti anche in quelle di tabacco. Il dossier ora è in mano al procuratore Raffaele Guariniello di Torino, che ha aperto un'inchiesta. I metalli, tossici o addirittura cancerogeni, sono stati trovati in sei liquidi testati dall'università Federico II di Napoli. «I valori - ha spiegato Guariniello - sembrerebbero molto elevati, in special modo in un campione, nel quale la concentrazione di arsenico sarebbe più elevata di quella ammessa per l'acqua potabile. Valuteremo attentamente». Per il Codacons la scoperta sarebbe già sufficiente ad avviare «subito analisi a tappeto sui liquidi per e-cigarettes venduti in tutti i negozi d'Italia, ed il ministero della Salute, sulla base del principio di precauzione, disponga il sequestro dei prodotti pericolosi per la salute». E mentre lo Stato valuta se e come vietarle o quanto guadagnarci con una tassazione, il settore delle e-cig macina soldi: 350 milioni di euro nel 2012 e una stima al raddoppio per l'anno in corso. Ma rimane il problema: fumarla fa bene o male? C'è un altro studio, di Carlo Cipolla, direttore dell'unità cardiologica dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, che ha fatto analizzare il contenuto del liquido che alimenta le sigarette elettroniche. «Nei boccettini da 9 milligrammi di nicotina – spiega il medico – c'è l'equivalente di 600 sigarette. Se si esaurisce una ricarica in sei giorni è come fumarne 100 al giorno». I risultati di quest'analisi, fatta «per lo Ieo da un laboratorio esterno al San Raffaele di Milano», sono arrivati a Cipolla solo da due giorni e non erano stati diffusi, finora. Secondo il cardiologo «quei "pippettoni" contengono "pastrumi" tossici e si fumano con una velocità molto superiore alle sigarette». E aggiunge: «I postumi che potranno produrre non li conosciamo ancora ma ci terrorizzano, le sigarette elettroniche con nicotina saranno foriere di intossicazioni e lo Ieo le sconsiglia in tutte le sue forme». Una posizione netta quella dell'Istituto, che fa capo all'oncologo Umberto Veronesi, impegnato invece in una sperimentazione sugli effetti della sigaretta elettronica senza nicotina, «ma quella in vendita in farmacia – precisa Cipolla – non nei negozi». I negozi, appunto: alla fine del 2012 i punti vendita di e-cig in Italia erano 1.500, e si stima raggiungano quota 4mila entro la fine del 2013. Roma, Milano e Torino le città in cui se ne contano di più, secondo i dati raccolti dall'Anafe (l'Associazione che raccoglie l'80 per cento delle aziende nostrane impegnate nella produzione e distribuzione di e-cig e liquidi). Circa due milioni gli "svapatori" italiani, 5mila i posti di lavoro creati tra punti vendita e produzione diretta (l'indotto è a parte). «L'Italia è il principale paese europeo produttore ed esportatore di aromi per sigarette elettroniche: il 60 per cento del fatturato arriva dalle esportazioni» fa sapere l'Anafe. Il tutto per un giro d'affari milionario e in costante aumento. Al punto da richiamare l'attenzione delle multinazionali del tabacco che avrebbero già individuato le aziende italiane più interessanti . Al punto da far suonare un campanello d'allarme dalle parti de Monopoli di Stato, dove le casse negli ultimi mesi hanno registrato un ammanco consistente (200 milioni solo tra dicembre e febbraio) dovuto alle mancate entrate delle accise sui tabacchi. Ora, sarebbe un azzardo ipotizzare che il mancato introito sia imputabile alle e-cig, a pesare piuttosto è la crisi economica. Tuttavia il mercato in espansione delle sigarette al vapore e nicotina ha sollevato la questione della tassazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA