Il precedente razzista di Aliprandi

PADOVA C'è un precedente politico di "razzismo istituzionale" in rete a Padova. Ovvero una serie di offese ispirate all'odio razziale lanciate, via Facebook, dall'allora consigliere comunale Vittorio Aliprandi, eletto nella lista civica "Per Padova con Marco Marin", deputato leghista tra il 1994 e il 1996. È l'1 dicembre 2010 quando "l'Aliprandi pensiero" fa la sua apparizione nella bacheca di Fb dell'esponente dell'assemblea municipale: «Sti Rom mi fanno proprio vomitare, quando vedo quello che fa lo storpio e che in stazione cammina normalmente, vorrei prenderlo a calci... Rubano e fanno figli a nastro... Di sicuro campi di concentramento... I bambini bisogna toglierli alle famiglie... Alla fine sopprimiamoli anche i bambini sono zingari piccoli... E per di più crescono a nostre spese...». Qualche giorno più tardi, Aliprandi pubblica un articolo del quotidiano "Brescia Oggi" intitolato: "I Sinti, no allo sgombero. E danno fuoco a tre roulotte". Il consigliere spiega meglio la sua concezione politica: «Dovevano chiuderceli dentro», pubblicando un video su Hitler. Tanti i commenti, tra cui quello di Francesco Z.: «Questa persona qui ci vorrebbe in questi momenti bruttissimi che questa povera Italia sta passando». Il 20 aprile 2011 arriva la condanna per Aliprandi, imputato di propaganda di idee fondate sull'odio razziale e di istigazione a commettere atti razzisti: 4 mila euro di multa, divieto di partecipazione a propaganda elettorale per tre anni come pena accessoria, obbligo di risarcimento all'Opera Nomadi e a due nomadi costituiti parte civile. Pena del contrappasso. Cristina Genesin