L'allarme delle imprese «L'industria sta crollando»

di Andrea Di Stefano wMILANO Crolla l'industria italiana anche a causa della stretta creditizia. Le banche hanno tagliato oltre 44 miliardi di finanziamento nel 2012 provocando una caduta senza precedenti del settore manifatturiero e per questo Confindustria rilancia un piano di emergenza in cinque punti: il vicepresidente per il centro studi, Fulvio Conti, ha chiesto «scelte coraggiose e una strategia di rilancio della crescita attraverso una solida politica industriale». Cinque punti che fanno riferimento al "progetto per l'Italia" già presentato da Confindustria: la "madre di tutte le riforme" sono le semplificazioni e la sburocratizzazione seguita dal taglio dei costi per le imprese, «un fisco più leggero» sul costo del lavoro, un taglio di 11 punti per gli oneri sociali, «ridare liquidità all'economia, pagando i debiti della Pubblica amministrazione e sostenendo l'accesso al credito delle pmi»; quarto punto correggere la riforma del mercato del lavoro per renderlo «meno vischioso e inefficiente», anche con un «patto generazionale», «incentivazione all'esodo», e sgravi fiscali per giovani, donne e Sud. Quinto punto: «detassare gli investimenti in ricerca e innovazione e favorire gli investimenti pubblico-privati in infrastrutture materiali e non», anche ricorrendo allo strumento del credito d'imposta. Il piano di emergenza è indispensabile di fronte ad una situazione a dir poco drammatica: «La produzione industriale è crollata del 25% in media e in alcuni settori di oltre il 40% dal picco pre-crisi (primi mesi del 2008) con circa 40 imprese manifatturiere che spariscono ogni giorno», ha continuato Conti. Parte dell'avvitamento è imputabile alla stretta creditizia: nel corso del 2012 le banche hanno tagliato alle imprese italiane 44 miliardi di euro di finanziamenti, secondo un report dell'agenzia di rating Standard & Poor's. L'analisi impietosa dell'associazione imprenditoriale è molto netta e preoccupante: la doppia crisi economica che si è abbattuta sul paese, quella tra il 2008 ed il 2009 e l'ultima ancora in corso, ha intaccato la base produttiva dell'industria e causato «la distruzione di oltre il 15% del potenziale manifatturiero italiano», con una punta del 45% negli autoveicoli e nei prodotti del legno. Una situazione molto pesante che vede l'Italia rimanere la settima potenza industriale ma la cui posizione è «messa a rischio dalla profondità e dalla durata del calo della domanda». A rallentare, in questa condizione, infatti, anche il tradizionale benefico apporto dell'export, scemato, dicono gli economisti di viale dell'Astronomia, «a causa della frenata della domanda internazionale, soprattutto quella dell'Eurozona», e alla luce del fatto che il commercio mondiale non è ancora tornato sui trend di crescita pre-crisi. Altri paesi europei infatti, vivono la stessa erosione produttiva dell'Italia, a cominciare dalla Spagna che regista un -17,4%, ma non la Germania che «ha aumentato il proprio potenziale produttivo del 2,2%» anche se, annota il Csc, «con una forte differenziazione settoriale». E in questa situazione, ammonisce il capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi, presentando il rapporto, «per ritornare a livelli pre-crisi non basta più la semplice ripresa della domanda interna ma occorre ricreare un bel pezzo di capacità produttiva». «Nel manifatturiero il numero di occupati è sceso di circa il 10%», e le imprese italiane «saranno probabilmente costrette a tagliare ulteriori posti di lavoro nei prossimi mesi», dice il Centro studi Confindustria: la caduta ha già raggiunto le 539mila persone negli anni 2007-2012, e rischia di superare le 724mila unità del periodo 1980-1985. Sicuramente un contributo all'accelerazione della caduta del sistema industriale italiano è arrivato dal credit crunch: storicamente le imprese italiane attingono il 92% del loro fabbisogno finanziario di breve e lungo termine dalle banche ma «questa provvista sta diventando meno disponibile in quanto le banche italiane hanno avviato un percorso di riduzione della leva finanziaria». ©RIPRODUZIONE RISERVATA