Signore & Signori va a teatro E siamo ancora noi

di Anna Sandri Nella scenografia, tre archi riassumeranno la provincia veneta: Treviso, la città dei portici fermata per sempre in un apice, il punto più alto di quello che era stata e pronta a mutare pelle per darsi nuovi slanci. L'ultimo bianco e nero che appena qualche stagione dopo sarebbe esploso in un mondo a colori, non a caso nato proprio qui. Debutta domani sera al teatro di Thiene "Signore & Signori", versione teatrale di un grande classico della cinematografia italiana, il film di Pietro Germi che nel 1966 vinse la Palma d'Oro a Cannes e che rappresentò lo straordinario fermo immagine della provincia italiana alla vigilia di clamorosi rivolgimenti sociali, del divorzio, dell'aborto, dei vagiti della locomotiva Nordest. In scena, con il protagonista Natalino Balasso impegnato in tre differenti ruoli, saranno 12 gli attori, tutti veneti; la parte che fu di Virna Lisi, Milena di palpitante bellezza, sarà della padovana, mestrina di adozione, Silvia Piovan. La produzione è di Theama Teatro: Piergiorgio Piccoli, che ne è anche regista, con Aristide Genovese ha curato il non facile acquisto dei diritti della sceneggiatura firmata da Germi con Lorenzo Vincenzoni con il contributo di Age & Scarpelli e di Ennio Flaiano, e ha realizzato la trasposizione in testo teatrale. La colonna sonora sarà la stessa, firmata da Rustichelli; l'ambientazione non cambia e, pur senza calcare troppo sui costumi, ci ritroveremo negli anni Sessanta. Dopo il debutto a Thiene - dove sarà in scena fino a giovedì – "Signore & Signori" tornerà in qualche modo a casa, e da venerdì a domenica sarà al teatro Comunale Del Monaco a Treviso, a farsi vedere, giudicare, applaudire dai nipoti dei Bisigato e dei Cristofoletto di allora. Niente "prima" trevigiana, come forse ci si sarebbe potuti aspettare, perché il giro di Theama è sempre questo, prima Thiene e poi Treviso. Ancora una replica ad Arzignano, il 25 marzo, e poi pausa. In tournée lo spettacolo sarà da ottobre, e ci sono date già fissate come quella all'Accademia di Conegliano, per la quale si sta già costruendo una vera giornata celebrativa con un prima e dopo teatro tutto da godere, in viaggio nei luoghi dove alcune scene sono state girate. Resta la struttura in tre episodi, e come spiega Piergiorgio Piccoli non è stato facile ma è stato molto divertente costruire in questo modo lo spettacolo; il testo teatrale è assolutamente fedele alla sceneggiatura cinematografica, anche se gli spazi teatrali hanno ovviamente imposto delle modifiche: il ragionier Bisigato non potrà minacciare il suicidio dal palazzo della piazza (mentre la moglie che da sotto lo supplica sembra più un invito a farla finita che un appello a non buttarsi), ma tutto sarà molto riconoscibile. A Balasso toccheranno tre parti: quella del ragionier Bisigato appunto - e la pietra di paragone è Gastone Moschin -, quella di Scarabello il rompiscatole e quella di Bepi Cristofoletto, il contadino padre della ragazza sempliciotta adescata mentre fantastica davanti alla vetrina di un negozio di scarpe. Tra la produzione e l'attore è stato feeling immediato, al primo incontro per il casting: «È un attore veneto di spicco, tra i più conosciuti in Italia, ha dimestichezza con la commedia». Lui ha accettato «molto incuriosito» dal progetto e certo che in questo testo non ci sia solo Treviso ma «qualcosa di universale, come testimonia il premio a Cannes, e una realtà sociale con tante facce, alcune delle quali - l'ipocrisia, il bigottismo - sono ben vive ancora oggi». Meno facile è stato trovare l'intero cast, ma Piccoli e Genovese li volevano tutti veneti, e fin quando non li hanno avuti, non si sono arresi Ecco allora (con Balasso e lo stesso Genovese), Anna Zago, Paolo Rozzi, Andrea Pennacchi, Silvia Piovan, Valerio Mazzucato, Angelo Zampieri, Anna Farinello, Sara Tamburello, Max Fazenda, Piergiorgio Piccoli. Quasi mezzo secolo dopo, altre urgenze bussano alla nostra porta; quella che allora era, ad esempio, l'impensabile svolta del divorzio appare come preistoria. Però siamo ancora noi: signore e signori di una cittàfatta di portici che, se parlassero, quanto potrebbero raccontare.