La stracittadina che si gioca anche sugli spalti

Qualcuno sulla rete ha scritto deluso dal color verde detersivo per piatti dell'Adige cup «Ciamemo'o Trofeo Bosegato (nel senso del maiale)» tradendo l'origine polesana. Il derby inizia qui dallo sfottò e continua sino al fischio finale, poi uno deve digerire la sconfitta l'altro continua. Di fianco ai gesuiti (a orecchie tappate) sulla tribunetta del Tre Pini negli anni 60 e primi 70 (eccezioni il clou dei 20mila all'Appiani e dello spareggio a Udine). Contro l'avversario e peggio con chi aveva cambiato maglia poi... un Dino De Anna, un Brevigliero o un Arturo Bergamasco. Ancora più cattiva l'invettiva in quella provvisoria fatta di tubi al Plebiscito, opposta alla tribuna coperta (da siori e siorette) che se piove la prendi tutta ma se c'è il sole si sta molto meglio che dall'altra parte costretti a utilizzare il programma della partita per non ghiacciarsi il deretano. Lì la fronda petrarchina dava libero sfogo alla fantasia, in più battendo i piedi sul legno, tutto lo spalto diventava un tamburo. Lì per i rovigotti non c'era spazio. In campo la pressione dalla tribuna la sentivano, ma dovevano darsi degli schiaffi per non ridere o non reagire. Lì la goliardia non s'è mai spenta e quando quegli otto di mischia iniziavano un carrettino tutto lo stadio dava il ritmo, alla faccia del rugby champagne. C'era pure il derby con le Fiamme ma erano fratelli o amici che andavano lì per evitare la leva giocando a rugby. E pagati pure. Ed era stato poi dall'intuizione di Memo di offrire un posto di lavoro ai migliori di quei poliziotti del Sud (5 scudetti in 10 anni) a trasformare il Petrarca da club goliardico a vincente. Negli anni 80 lo scudetto era cosa fra Padova e Treviso ma non era lo stesso: «Sono arrivato in città nell'agosto 1982», ricorda Marzio Innocenti, «e la prima cosa che mi han detto da Gino della Colonna in giù riguardava il derby. Così a ottobre in campo ero come una bomba inesplosa, dopo 5 minuti segno: Lola Osti perde palla in area e mi ci butto sopra. Con loro poi c'è sempre stata la rissa: un momento di "generale coinvolgimento". Lo sapevi prima. L'ho detto anche a Lorenzo fin da bambino. Niente è più importante che battere Rovigo per un petrarchino. Macché scudetto o Celtic? Vincere lo scudetto perdendo il derby non ha gusto». E il figlio ha imparato la lezione nel 2011 vincendo a 24 anni dal padre uno scudetto meraviglioso al Battaglini circondato da un'intera città che fremeva per vincere la finale e invece mandò fuori di testa i propri campioni. Perché il derby come lo vivono lì, ce lo scordiamo. Lì Rovigo è prima. Quando Bocchino fu beccato alle 2 di notte in discoteca prima di una semifinale, il cellulare dei coach fu intasato di foto. Il giorno dopo Casellato lo tenne fuori. I ricordi vanno pure a Borsato pilone leggero che rimase dentro una mischia rossoblù. Si alzò chiedendosi chi l'avesse colpito a tradimento: «A 'zo sta mi » rispose Flaviano Brizzante, rosso di pelo e rissoso «e 'desso ate ne dago un'altra». Il derby. Impagabile. Fabrizio Zupo