Prostitute timbravano il cartellino

TORINO Costrette a timbrare il cartellino all'inizio e alla fine di ogni prestazione. Quella scoperta dai carabinieri di Torino era un'organizzazione dedicata allo sfruttamento della prostituzione che aveva adeguato il suo business alle nuove tecnologie. Sei le persone arrestate, mentre una è ancora ricercata e una è stata sottoposta all'obbligo di firma. Il «cartellino» era virtuale: le ragazze, tutte romene, venivano controllate continuamente con telefonate a ripetizione e dovevano comunicare ai propri sfruttatori l'inizio, la fine e l'importo di ogni singola prestazione. Ciò permetteva agli aguzzini, che cronometravano il tempo passato da ogni ragazza con un cliente, di verificare in tempo reale il loro «rendimento» e, di conseguenza, di prendere provvedimenti (come percosse, per cui l'organizzazione aveva appositi incaricati) verso coloro che non si adeguavano agli «standard produttivi» dell'azienda. Oltre che nel controllo delle giovani, l'organizzazione si occupava anche del loro look. Quando entravano nel giro venivano truccate, pettinate e vestite da appositi esperti e poi fotografate. Le immagini venivano pubblicate su siti internet a pagamento, sui quali era possibile effettuare le «prenotazioni». Venivano gestiti con precisione i loro turni di lavoro, che poteva essere in strada oppure, più spesso, in appartamenti di Torino e provincia. L'inchiesta, coordinata dal pm Roberto Sparagna, è partita lo scorso ottobre dalle segnalazioni provenienti dai vicini di uno degli alloggi utilizzati per il business, a Lombardore (Torino).