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di Maria Berlinguer wROMA «Niente fiducia, niente governo, Bersani è un morto che parla, uno stalker politico che da giorni sta importunando il M5S invece di dimettersi come al suo posto farebbe chiunque altro». Dal suo blog Beppe Grillo respinge a muso duro l'offerta del segretario del Pd e in due interviste rilasciate alla stampa estera, l'unica con la quale parla, si dice certo che ora il Pd «farà un governo con Berlusconi che durerà un anno al massimo e poi ci saranno nuove elezioni». E' durata pochissimo l'illusione di un'intesa tra democrat e grillini su un esecutivo snello, su un'agenda di riforme condivise. E ora tra Bersani e il fondatore del M5S è rottura su tutta la linea. «Quel che Grillo ha da dirmi, insulti compresi, lo voglio sentire in Parlamento, lì ciascuno si prenderà le sue responsabilità», replica Bersani al "comico" che ha portato M5S a diventare il primo partito a Montecitorio. L'illusione di esportare a Roma il modello Sicilia è durata meno di 24 ore. A sbarrare la strada a un governo Bersani appoggiato dalla pattuglia grillina che entra trionfalmente alla Camera e al Senato è stato proprio Grillo che dal suo blog spiega le ragioni per le quali non nascerà alcuna intesa programmatica e rimprovera al leader Pd gli insuti ricevuti durante la campagna elettorale. «Noi non siamo alla finestra, entriamo, ma inciuci, inciucetti e accordi non ne faremo, ci accorderemo solo sulle idee che devono essere condivise nel nostro programma, non c'è alternativa: devono andare a casa e se non ora ci andranno entro un anno al massimo», prevede Grillo parlando con la tv svizzera. Quanto a Bersani scrive che ha superato la «buonanima di Waterloo Veltroni: è riuscito a perdere vincendo». Pur rappresentandolo sul suo blog macabramente alla Totò come «47 morto che parla», Grillo rimprovera a Bersani tutta la sfilza di ingiurie che ha usato nei mesi scorsi contro lui e il movimento, elencandole una a una. «Fascisti del web, venite qui a dirci zombie», «Con Grillo finiamo come in Grecia», «Grillo vuol governare sulle macerie» e così via. Bene. Per Grillo Bersani «è uno smacchiatore fallito che ha l'arroganza di chiedere il nostro sostegno», dimenticando di aver governato per 10 anni negli ultimi 20 e di aver appoggiato nell'ultimo anno e mezzo «qualunque porcata del governo di «Rigor Montis». «Strette di mani e baci e abbracci tra Alfano e Bersani alla Camera, do you remember?». Tocca a Nichi Vendola tentare di rilanciare un dialogo che oggi sembra impossibile. Il leader di Sel prima lancia il sospetto che l'obiettivo di Grillo sia quello di chiudere tutte le strade per spingere Pd e Pdl verso un governissmo incomprensibile per gli elettori del centrosinistra solo per averne un tornaconto elettorale. Poi però cambia registro. «Se proponiamo a Grillo un pacchetto di provvedimenti nei primi 100 giorni del governo su lotta al disagio sociale e alla corruzione e sul conflitto di interessi, lo mettiamo di fronte alle sue responsabilità», dice. Se i grillini diranno di "no" si assumeranno la responsabilità di riportare il Paese, in questo stato di crisi economica, di nuovo alle urne e se lo faranno tanti elettori potrebbero ripensarci», avverte Vendola. Ma la strada per Bersani è in salita. Ora il pallino passerà nella mani di Napolitano ma tra i democrat non si esclude nessuna possibilità, neanche quella che viene considerata la più remota: il ritorno alle urne con un leader diverso: Matteo Renzi. «La nostra base non potrebbe digerire un governo con Berlusconi che tra l'altro nascerebbe troppo fragile per durare», spiegano a largo del Nazzareno dove studiano con attenzione i flussi elettorali dell'Istituto Cattaneo. E' stato il Pd i l principale donatore di sangue di M5S. ©RIPRODUZIONE RISERVATA