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di Maria Rosa Tomasello wROMA Davanti alla folla sterminata che lo acclama in piazza San Pietro, Benedetto XVI lascia il suo ministero sulla cattedra di Pietro con un messaggio di speranza: «La Chiesa è viva. C'è in me grande fiducia: in un tempo in cui tanti parlano del suo declino, vediamo com'è viva». Il papa si accomiata dal mondo tra gli applausi e i canti di chi già racconta di rimpiangerlo. Un sole primaverile attutisce il gelo, rendendo perfetto il penultimo giorno del pontificato, sventolano bandiere di ogni colore, si mescolano studenti, famiglie, sacerdoti in eleganti abiti talari, poveri frati con i calzari e suore con i veli più diversi. «Grazie di cuore – dice Joseph Ratzinger ai centocinquantamila di piazza San Pietro – e penso che dobbiamo dire grazie anche perché il tempo è bello». La sua scelta di «salire sul monte» trasforma l'udienza generale del mercoledì in un evento storico e solenne, sotto gli occhi di quattromila giornalisti provenienti da ogni parte del mondo. Settanta cardinali sono assiepati sul sagrato della basilica accanto al gruppo delle autorità, ma ciò che emoziona Benedetto XVI è il calore che arriva dai fedeli, che dalle prime ore del mattino si sono messi in coda per superare i varchi blindati dalla gendarmeria vaticana e dalle guardie svizzere e assicurarsi di poterlo vedere a pochi metri, anche solo per un attimo, a bordo della papamobile con cui entra in piazza. Oggi, nella piccola piazza di Castel Gandolfo da cui rivolgerà l'ultimo saluto prima di vivere «nel nascondimento» poche migliaia di persone potranno dirgli addio. «Vi ringrazio di essere venuti così numerosi» saluta sorridente. Benedetto XVI «abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo», ma si spoglia del potere di Pietro ricordando il «peso grande» che Dio gli ha posto sulle spalle il 19 aprile di otto anni fa. «Il Signore mi ha veramente guidato – sottolinea – Mi sono sentito come San Pietro con gli apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera in cui la pesca è stata abbondante; ci sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate e il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare». Dice di non essersi mai sentito solo, Ratzinger, e per questo ringrazia tutti i suoi collaboratori, a partire dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, di nuovo al centro di polemiche, e tutti coloro che gli hanno inviato «segni commoventi di amicizia». Tutti coloro che gli hanno scritto «semplicemente, dal loro cuore» facendogli sentire «il loro affetto»: «Queste persone non mi scrivono come a un principe o a un grande che non si conosce – dice – Mi scrivono con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si può toccare con mano cosa sia la Chiesa». Il papa dimissionario conferma le ragioni della sua scelta, nonostante la «gravità» e «novità» del gesto, ma il passo è stato fatto «con profonda serenità d'animo»: «Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili». Chi assume il ministero petrino, spiega, «non ha più alcuna privacy, appartiene sempre e totalmente a tutti», e questo non è destinato a cambiare: «Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze – dice – Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore», all'interno del «recinto di Pietro». Ratzinger ringrazia «per il rispetto e la comprensione» con cui è stata accolta la sua decisione, chiede ai fedeli di pregare per i cardinali chiamati a scegliere il nuovo Papa e per il suo successore. E ricorda che «Dio guida la sua Chiesa e la sorregge sempre, soprattutto nei momenti difficili». Un'ovazione saluta la conclusione dell'incontro, chi può sale sulle sedie per scattare un'ultima foto. Lentamente Ratzinger scompare oltre le mura, passando a bordo dell'auto bianca sotto la statua imponente di Pietro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA