Sacconi: se a vincere è la rabbia rischiamo una deriva greca

Giornata veneta per Luca Cordero di Montezemolo (nella foto) fondatore di Italia Futura e sostenitore della coalizione che candida Mario Monti a premier. Oggi il presidente della Ferrari sarà a Vicenza (ore 15, Teatro Comunale) e poi a Treviso (ore 18, auditorium della Fondazione Cassamarca) dove pronuncerà un intervento dal titolo «Una priorità: tornare a crescere. Ridurre il peso dello Stato per far ripartire imprese e lavoro». Convinto che il profilo riformista della Scelta civica montiana sia in grado di dare al Paese la scossa di rinnovamento di cui ha bisogno, Montezemolo farà appello agli imprenditori grandi e piccoli del Nordest: «Al di là dei facili slogan, è importante scegliere chi davvero può essere portatore di riforme nella società italiana ed avere la credibilità, anche internazionale, per rinnovare radicalmente il Paese e avviarlo a una stagione di nuova crescita economicae e nuovo benessere sociale». a Treviso, accanto a Montezemolo, ci saranno i candidati di Scelta Civica Enrico Zanetti, Fabio Gava, Andrea Causin e Maria Antonietta Possamai. di Filippo Tosatto wPADOVA Teme una "deriva greca" qualora il voto non garantisca una stabile maggioranza di governo e invita gli elettori moderati a non disperdere i consensi; è convinto che la cancellazione dell'Imu sulla prima casa e dell'Irap alle imprese rilancerebbe il lavoro e i consumi; propone che a trattare con lo Stato sia un'associazione delle Regioni e dei Comuni del Nord. Maurizio Sacconi, già ministro della Sanità e del Welfare, candidato del Pdl al Senato, ha risposto alle nostre domande e a quelle dei lettori nel videoforum in redazione. I segnali sul fronte dell'economia non autorizzano all'ottimismo. In campagna elettorale promesse e annunci illusori si sprecano, qual è in concreto la proposta pidiellina? «Il nostro Paese attraversa una spirale depressiva e al di là della recessione internazionale, sconta ragioni specifiche di decrescita. A compensare il crollo di produzione industriale e consumi non basta il buon andamento dell'export, occorre una terapia d'urto immediata. Perciò l'abolizione dell'Imu sulla prima casa, oltre che equa, è opportuna perché restituisce risorse spendibili ai cittadini favorendo anche la ripresa delle costruzioni. Analogamente, cancellare l'Irap per le imprese equivale a una boccata d'ossigeno agli investimenti. Sul fronte occupazionale, va abrogata la legge Fornero: ha complicato i rapporti tra impresa e lavoro, riduce - anziché favorire - la propensione ad assumere. Noi invece vogliamo detassare per i primi in cinque anni i contratti di qualità e di apprendistato, dotare tutte le università di un ufficio di collocamento e orientamento, garantire consistenti sgravi fiscali alle famiglie». Il Veneto arranca: suicidi tra gli imprenditori, disoccupazione record, imprese che chiudono e altre che fuggono. «Le cause sono molteplici, ma esiste un fattore negativo predominante: la nostra regione ha una forte vocazione a intercettare i flussi diretti a sud e a est, è una piattaforma logistica naturale ma le sue potenzialità sono mortificate dal modello di sviluppo "baltico" che la Germania sta imponendo all'Unione europea, con regole tarate sui suoi obiettivi. O riusciamo a invertire la rotta, garantendo la tutela dei nostri legittimi interessi, o il Veneto si ridurrà a un modesto satellite pangermanico». Intanto il governatore Luca Zaia vuole rompere il Patto di stabilità per finanziare la ripresa e invita i sindaci veneti a seguirlo nella disobbedienza civile. Lei concorda? «Io dico che le Regioni e i Comuni del Nord, costituiti in forma di "comunità", devono trattare autonomamente con lo Stato. Altro che Anci: Treviso non può negoziare insieme a Napoli e il Veneto ha esigenze diverse dalla Sicilia. Dobbiamo esigere il rispetto dei costi standard nella sanità e delle regole di spesa amministrativa previsti dal federalismo fiscale. Secessione silenziosa? No, l'esatto contrario. Uscire dal circolo vizioso degli sprechi e affermare il principio della responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche è un obiettivo vitale soprattutto per il Centro-Sud. È l'unica strada per garantire la coesione nazionale, un valore che considero fondante». Andremo al voto con una legge elettorale definita unanimemente pessima. Perché non l'avete cambiata? «Premetto che io sono assolutamente favorevole al ripristino delle preferenze e mi sono battuto in questa direzione ma gli ostacoli principali sono arrivati dalla sinistra». Qualcuno, immaginando un esito elettorale frammentato, suggerisce il ricorso a una grande coalizione... «Io sono contrario. Centrodestra e centrosinistra rappresentano schieramenti alternativi, invito i moderati a riflettere con attenzione: comprendo la protesta e la stanchezza ma un voto a Monti, a Giannino oppure a Grillo si traduce oggettivamente in un sostegno a Bersani. Chi indebolisce il Pdl aiuta la sinistra a vincere. Quanto ai grillini, con tutto il rispetto per le loro battaglie, si tratta di militanti con un passato di sinistra, anche radicale, alle spalle. Non è difficile immaginare che in Parlamento aiutino il Pd, come stanno già facendo in Sicilia». Eppure lei aveva speso parole di apprezzamento nei confronti di Mario Monti. «È vero, anche se la sua gestione di Governo mi ha deluso, io speravo che si candidasse a leader unificante della coalizione liberale, invece ha fatto l'esatto contrario. Ha diviso il fronte del centrodestra e intende allearsi con il Pd dopo il voto. I suoi consensi stanno scendendo rapidamente perché l'elettorato ha compreso che il vero duello, l'unico decisivo, è tra Pdl e Pd». Rumors raccolti in ambienti economici alludono a rischi di fuga dei capitali e delle imprese in caso di instabilità politica o debolezza dell'esecutivo. Ha le stesse percezioni? «Purtroppo sì. Molte aziende, a cominciare da quelle delle Nordest, avvertono già forte la tentazione di varcare il confine per sfuggire alle vessazioni fiscali e burocratiche. Se entrassimo in una fase convulsa, con una frantumazione delle forze parlamentari dove a prevalere è la protesta, allora la deriva greca sarebbe probabile. Ricordo che ad Atene il primo voto ha premiato la rabbia, il secondo, a un mese di distanza, ha corretto la rotta ma il prezzo pagato dalla popolazione è stato altissimo». Unioni civili, nozze gay, diritto di adozione alle coppie omosessuali. Qual è la vostra posizione? «Ogni relazione affettiva merita rispetto ma occorre distinguere tra sfera pubblica e privata. La nostra Costituzione contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna perché, potenzialmente, destinato alla procreazione. Credo sia una scelta saggia. Ci opponiamo alle adozioni gay per un principio di precauzione: persiste il dubbio circa la sua idoneità alla crescita equilibrata del bambino. I diritti dei minori debbono prevalere sulle aspirazioni degli adulti». GUARDA IL VIDEOFORUM CON MAURIZIO SACCONI SUL SITO DEL GIORNALE