I giovani: «È lei il vero rottamatore»

di Albino Salmaso wPADOVA «È il primo momento di vera gioia della campagna elettorale». Mario Monti sorride, la fatica della maratona elettorale si stempera e l'immagine del leader campeggia nel maxischermo. La moglie del premier seduta in prima fila a fianco di Giustina Destro ribatte: «Gli avevo detto: Mario non candidarti, sarà una fatica estenuante. Ma lui ha fatto di testa sua...». La sala del centro Papa Luciani esplode in un applauso affettuoso: quasi duemila persone ad acclamare il presidente del Consiglio che ha ridato credibilità internazionale all'Italia, che l'ha risollevata dal baratro della crisi. Il ritmo della serata è da convention Usa e congresso universitario: 2-3 minuti a testa. Molte domande, con Ilaria Capua regina incontrastata. E Monti la saluta con affetto: quando ho deciso di salire in politica ho pensato di coinvolgere solo personalità di valore, pronte a candidarsi con un alto costo personale. E ho telefonato ad Ilaria, non ero fiducioso. Poi lei ci ha pensato su una notte intera e mi ha detto di sì. Io sono un po' legato a Padova, che mi conferito una laurea honoris causa in Giurisprudenza». E sul palco sono saliti non solo i big della lista Monti e i capilista, ma anche i giovani che hanno rubato la scena. Stefano Peruzzo, giovane architetto di Treviso, ha spiegato la sottile seduzione del premier. «Io ho partecipato alle primarie del Pd a fianco di Matteo Renzi ma il sindaco di Firenze ha perso la sfida con Bersani e allora ho capito che il vero rottamatore della politica era lei, professor Monti e ho deciso di aderire alla sfida con il gruppo Treviso svolta formato da Enrico Renosto». Se in Veneto la lista Monti viaggia al 18% è perché intercetta i voti non solo dei delusi del Pdl, ma anche dei riformisti del Pd. E sul palco Elisa Gelmini, di Italia Futura, cita con orgoglio Pietro Calamandrei, e il suo appello a «resistere, resistere, resistere, servi della libertà», un appello in difesa della democrazia messa in crisi dal sistema dei partiti che va riformato. Padova e il Veneto, culla del riformismo cattolico moderato, ritrovano l'antico orgoglio nel quartier generale di Cl, scesa in campo a sostegno della lista civica, con una scelta in netta contrapposizione con i vecchi equilibri imposti da Formigoni in Lombardia. «La sfida in Veneto sarà decisiva, lo dico io che ho amministrato per 15 anni la Regione e poi ho fatto cadere il governo Berlusconi», afferma Fabio Gava, deputato trevigiano. Lui e la Destro, simbolo dell'Italia che non si arrende.