Torna il "rischio Italia" Allarme a Bruxelles

di Andrea Di Stefano wROMA «Vedremo cosa faranno»: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è limitato a poche parole rispondendo a chi gli chiedeva se sia preoccupato per la reazione dei mercati dopo il precipitare della situazione politica. A margine del concerto di Natale, Napolitano ha dato appuntamento tra «otto giorni». «Alla cerimonia per i saluti alle alte cariche, farò le mie valutazioni», ha promesso. La preoccupazione per come i mercati reagiranno all'improvvisa crisi è altissima anche se le posizioni non sono univoche: c'è chi teme che lo spread, che è già schizzato venerdì a quota 330 possa alzarsi tornando a incendiare il sistema euro, facendo crollare la Borsa che nell'ultima settimana ha già incassato una flessione di quasi due punti percentuali. I report circolati tra gli analisti delle principali banche d'affari statunitensi disegnano uno scenario di grande turbolenza con lo spread BTp Bund ad oltre 400 punti entro fine anno. Diversa la previsione dell'economista Giacomo Vaciago: sui mercati «probabilmente non accadrà niente», ha sottolineato commentando il clima di attesa che si respira in queste ore per l'apertura dei mercati. Un clima di attesa confermato dallo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il periodo pre-elettorale «meno dura, meglio è - ha insistito Vaciago - nelle prossime settimane ci sarà la normale volatilità di una campagna elettorale» ma, «al di là dell'emozione del lunedì mattina ritengo che lo spread possa salire di 10-20 punti ma poi possa scendere». Il problema sarà secondo Vaciago, «quale esecutivo ci governerà da marzo in poi ma questo non lo decidono i mercati». Sui mercati ha creato molta agitazione il dibattito svolto a porte chiuse a Cannes con Monti subito prima del colloquio al Quirinale. Di fronte all'ipotesi crisi il premier è stato sottoposto ad un fuoco di fila e soprattutto ad una richiesta di Angel Gurria, capo economista dell'Ocse, su quanto l'Italia ricorrerà alla richiesta di scudo anti spread. Una prospettiva che il presidente del consiglio ha immediatamente respinto: «Ora non ne vediamo il bisogno», ha detto lapidario Monti che ha dovuto anche respingere le insinuazioni di John Lipsky, ex numero due del Fondo monetario internazionale, che aveva espresso tutto il suo scetticismo quanto ai Paesi dell'Europa del Sud: la stretta al credito delle banche blocca gli investimenti delle imprese, ha sostenuto Lipsky, dunque la competitività continua a scendere malgrado le riforme. Ieri la stampa internazionale ha reagito in modo sbalordito e preoccupato alla crisi di governo: il Washington Post ha parlato di una Italia impantanata mentre Der Spiegel ha elogiato Monti e citando Barroso, ha ricordato che «la relativa calma sui mercati finanziari non significa affatto che la terza più grande economia della zona euro abbia superato la crisi del debito: l'Italia deve rispettare le sue riforme». Il tono dei giornali tedeschi ha preparato il terreno ad un attacco pesantissimo del presidente del Parlamento Europeo: «Berlusconi è il contrario della stabilita» ed il suo ritorno può essere una minaccia per l'Italia e per l'Europa «che hanno bisogno di stabilità», ha detto il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz provocando una dura reazione del Pdl. «L'autorevolezza di chi è chiamato a rappresentare le istituzioni si misura anche dalle parole e quelle di Schulz non sono degne di un presidente del Parlamento europeo. Non solo si permette di dare giudizi sulla politica di un altro Paese, ma pretende di entrare a piedi uniti anche sulle questioni interne di partito» ha detto il portavoce del Pdl nel Ppe al Parlamento europeo, Alfredo Pallone. In Europa c'è grande incertezza su cosa succederà nei prossimi giorni, e quali saranno le implicazioni concrete. Per questo c'è attesa per la cerimonia del Nobel per la pace oggi a Oslo: Monti vi incontrerà i vertici Ue e i principali leader europei, Angela Merkel, Francois Hollande e Mariano Rajoy. ©RIPRODUZIONE RISERVATA