Confindustria: l'Italia è nell'abisso

di Vindice Lecis wROMA L'Italia è nell'abisso, l'occupazione peggiorerà, il Pil scenderà ancora e il pareggio di bilancio non è alle viste. «Non siamo in guerra. Ma i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto e a essere colpite sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia: l'industria manifatturiera e le giovani generazioni». Toni severi, drammatici, quelli scelti dall'Ufficio Studi di Confindustria per introdurre il suo ponderoso rapporto sulla crisi globale. Dati e stime che prevedono situazioni e scenari ancora peggiori di quelli attuali. «Siamo nell'abisso» ha sottolineato il capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi, illustrando le stime di via dell'Astronomia sul Pil, tagliate rispetto alle precedenti previsioni: per il 2012 al -2,4% (dal -1,6%); per il 2013 al -0,3% (dal +0,6%). Siamo nel mezzo della recessione «più intensa» e per la ripresa si dovrà aspettare la «seconda metà del 2013». Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi ha confermato che siamo «in piena recessione e non ne usciremo rapidamente». Servirà un Paese «unito, solidale e determinato e deve mantenere la calma nell'affrontare una crisi che ha portato l'Italia nell'abisso». Dunque i sacrifici del Paese non sono serviti a nulla? La Corte dei conti ieri ha ammesso che i risultati sul fronte dei conti pubblici «abbattendo i livelli della spesa pubblica e del disavanzo» a livello quantitativo «appaiono impressionanti ma non basteranno». Anche Confindustria ha confermato che i conti pubblici migliorano «vistosamente» ma «si allontana il pareggio di bilancio». Quest'anno, secondo le stime di via dell'Astronomia, il deficit pubblico si assesterà a un -2,6% in peggioramento di 1,1 punti. La vera devastazione è però sul fronte del lavoro. Il 2013 si chiuderà con 1 milione e 482 mila posti in meno dal 2008. La disoccupazione salirà al 10,9% a fine anno e toccherà il record del 12,4% nel quarto trimestre 2013 (e il 13,5% con la Cig). E'volato via anche il benessere che, a sei anni all'inizio della crisi, porterà l'Italia il prossimo anno a un livello, misurato in Pil pro-capite, del 10% inferiore alla media del 2007. Per Confindustria si tratta di «una perdita difficilmente recuperabile in assenza di riforme incisive». Una di quelle necessarie è il fisco. Perché la pressione reale effettiva, depurata dal sommerso, «schizzerà al 54,6%» il prossimo anno dall'attuale 54,2%. Lo scorso anno era attestata al 51,1%. La Cgil coglie l'occasione per rilanciare le priorità (lavoro e crescita) invitando il governo a cambiare rotta. I dati, ha commentato il segretario confederale Sorrentino, confermano «recessione in aumento, disoccupazione record con una previsione di crescita quando scadranno gli ammortizzatori sociali, pressione fiscale insostenibile». La crisi «richiederà un percorso di aggiustamento sicuramente lungo» ha sottolineato il presidente di sezione della Corte dei conti Luigi Mazzillo, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato. Molti i problemi a partire dalla lotta all'evasione dove sono stati ottenuti risultati «straordinari ma lo zoccolo duro è stato appena scalfito». Per questo la «pressione fiscale è elevata». L'intervento sui conti pubblici dovrà continuare «eliminando la polvere nascosta sotto il tappeto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA