Industria a picco, l'Italia «retrocessa»

di Paolo Carletti wROMA Sorpassata da India, Brasile e Corea del Sud, l'Italia scivola dal quinto all'ottavo posto nella classifica delle grandi economie manifatturiere. Ma non è la crescita dei paesi orientali che preoccupa Confindustria, quanto la «sofferenza» e «l'arretramento» della nostra economia: «La ricaduta in recessione mette a repentaglio l'industria italiana» dice un preoccupante rapporto del Centro studi di Confindustria. Dati di giugno alla mano, visti gli scenari futuri, il quadro secondo il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi è «piuttosto preoccupante». E come dare torto al numero uno di viale dell'Astronomia, dopo che al report del Centro studi si aggiungono i dati forniti ieri dall'Inps sulla cassa integrazione, tornata a correre. A maggio le aziende hanno chieste 105,5 milioni di ore con un aumento del 22,5% rispetto ad aprile, e del 2,7% rispetto a maggio 2011. Brividi sulla schiena dei dirigenti di Confindustria: le imprese soffocate dalla recessione, un feroce credit crunch (scarsa liquidità e poco credito dalle banche), bassa redditività: «E' a rischio la sopravvivenza di parti importanti dell'industria» dicono gli analisti dell'Associazione industriali. Squinzi avverte: servono interventi per risollevare i settori, «occorre investire nel manifatturiero, nella ricerca, nell'innovazione». Soltanto i beni legati alla moda, sempre secondo il Csc, dal 1991 al 2011 è calato dal 21,5% al 13,9% dell'export. Meglio vanno invece i prodotti tecnologici malgrado «la debacle di computer ed elettrodomestici». Il capo del Centro studi, Luca Paolazzi, individua le cause: «La politica industriale è strategica, ma è un punto debole del nostro Paese, per i limiti legati alle inefficienze della pubblica amministrazione ed alla mancanza di governi dalla visione di lungo periodo». Linguaggio tecnico a parte, Squinzi entra più nel merito delle falle che stanno facendo vacillare la nostra industria: «Siamo tutti in grossa difficoltà, il carico fiscale del nostro Paese su imprese e cittadini è estremamente elevato, più degli altri paesi europei. Il problema – prosegue – è che il gettito dell'Iva cala perché i consumi interni stanno calando: se alziamo ancora le aliquote c'è purtroppo da aspettarsi un ulteriore crollo dei consumi». Squinzi annuncia che è intenzione di Confindustria incontrare nei prossimi giorni i vertici della Cassa depositi e prestiti «per discutere della possibilità che una parte della liquidità della Cdp vada nella direzione di favorire il sistema manufatturiero che sta soffrendo un credit crunch importante». Confindustria preoccupata anche per la possibile uscita dall'Euro della Grecia: «Sarebbe un disastro, la speculazione aggredirebbe per primo il nostro Paese». Per poi suggerire ciò che ormai tutti invocano nel sistema produttivo italiano: interventi del governo tecnico a favore della crescita. «La nostra stella polare deve essere la crescita, il Paese può fare molto di più, abbiamo il diritto a batterci ad armi pari con i nostri principali competitori, tedeschi e francesi». Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera assicura: «Il governo metterà in campo nuove per aumentare la forza competitiva del sistema produttivo». Promesse che, fino ad ora, non sono state suffragate da fatti. E mentre i sindacati commentano il report di Confindustria esortando il governo a non pensare solo ai tagli, inquieta anche la corsa sfrenata della cassa integrazione. La cassa ordinaria è passata dai 27,2 milioni di ore di aprile ai 34,6 di maggio (+27,1%), e riguarda soprattutto il settore industriale. La cassa straordinaria è passata dai 29,9 milioni di aprile ai 36,9 di maggio (+23,4%). Il viceministro del Lavoro Michel Martone ammette che i dati della cassa integrazione mostrano una crisi che «morde in maniera sempre più dura», ma «l'economia del Paese tiene nonostante le tante difficoltà». Una goccia di fiducia in un oceano di gravissime difficoltà. ©RIPRODUZIONE RISERVATA