«Valuteremo ogni possibile soluzione per ridurre l'impatto»

di ROBERTO VEDOVOTTO* Da quando sono tornato in Safilo nel gennaio 2009, nonostante le tante richieste di questi giorni ma non solo, non ho mai rilasciato interviste, ma credo che oggi sia particolarmente importante per l'azienda avere la possibilità di esprimere alcune considerazioni soprattutto alla luce degli esiti dell'incontro dell'11 maggio scorso, degli eventi della scorsa settimana e dell'incontro che proprio ieri, per la prima volta, dopo le assemblee, azienda, sindacato e rappresentanti dei lavoratori hanno avuto per avviare il confronto tecnico. Auspico che queste considerazioni possano essere utili anche ai fini delle discussioni tecniche che si svolgeranno nei prossimi giorni. È innanzitutto necessario ricordare che ci siamo impegnati già due volte in operazioni molto difficili, di vero e proprio salvataggio della Safilo, tra il 2002 e il 2005 quando con la quotazione in Borsa abbiamo ridotto drasticamente il debito che il gruppo aveva accumulato e nel 2009-2010 quando abbiamo ricapitalizzato l'azienda che era tecnicamente in bancarotta. Allora quasi nessuno credeva che ce l'avremmo fatta, ma ce l'abbiamo fatta. Certo in entrambi i casi le operazioni di salvataggio avevano natura di tipo prevalentemente finanziario, ma il loro effetto reale è stato quello di consentire a Safilo di restare sul mercato, di continuare a progettare e a produrre negli stabilimenti italiani e di continuare a vendere in tutto il mondo. Safilo è oggi molto più forte rispetto al passato. Può sembrare strano che io dica questo proprio oggi, ma invece voglio dirlo con grande forza e convinzione: il mancato rinnovo della licenza Armani avrebbe distrutto la Safilo di alcuni anni fa, l'avrebbe letteralmente spazzata via e le cose che ho letto sui giornali nei giorni scorsi si sarebbero magari davvero verificate. Ora non è più così, lo ripeto, la Safilo di oggi è molto più forte di quella del passato, un evento così rilevante come il mancato rinnovo di una licenza che pesa per il 20 per cento del fatturato di gruppo e per il 35 per cento dei volumi "Made in Italy" crea un problema incommensurabile che deve essere affrontato con equilibrio e con senso di responsabilità. La Safilo esiste oggi ed esisterà domani con le sue donne, con i suoi uomini, i suoi giovani e i suoi esperti che disegneranno e progetteranno in Italia, che produrranno in Italia e che venderanno montature da vista e occhiali da sole in tutto il mondo per gli anni a venire. Il "Made in Italy" è nel Dna della Safilo, è talmente radicato nella cultura aziendale, nel nostro modo di lavorare e nei nostri processi da rappresentare un elemento fondamentale e dunque insostituibile dell'identità del nostro gruppo. Parliamo per un attimo della licenza Armani. Tutti sanno, dentro e fuori la Safilo, che tutta l'azienda si è battuta strenuamente per rinnovare la licenza; abbiamo profuso sforzi enormi nei mesi scorsi sul design, sulla progettazione, sugli investimenti pubblicitari, sulla distribuzione, sul servizio al cliente e anche sul terreno della proposta contrattuale, ma non c'è stato niente da fare. La decisione era già stata presa su altri tavoli e noi l'abbiamo, purtroppo, dovuta subire. Adesso dobbiamo affrontare le conseguenze con coraggio, con determinazione e con equità. Le conseguenze del mancato rinnovo peraltro non pesano soltanto sull'organizzazione degli stabilimenti italiani, hanno già avuto e avranno ripercussioni in altre aree dell'azienda compresa la rete degli agenti che a livello europeo sarà ridotta di circa 70 unità e con ulteriori azioni di ristrutturazione e riorganizzazione a livello distributivo anche in America e in Asia. Nell'incontro dell'11 maggio abbiamo detto che a seguito del mancato rinnovo della licenza Armani, il piano industriale ha identificato circa 1.000 esuberi. A questo proposito voglio dirvi che io personalmente e con me tutte le persone che lavorano con ruoli di direzione alla Safilo e per la Safilo, avvertiamo la forte responsabilità nei confronti di tutti i lavoratori della nostra azienda e pertanto cercheremo in tutti i modi, insieme alle organizzazioni sindacali, alle rappresentanze dei lavoratori e alle istituzioni, che in questi giorni hanno dimostrato grande sensibilità nei nostri confronti, tutte le possibili soluzioni per ridurre l'impatto di questa situazione. Ieri abbiamo discusso di molti temi, dall'allocazione degli esuberi alle possibili misure di gestione degli stessi. Vi garantisco che Safilo è impegnata in un programma di investimenti sugli stabilimenti italiani che è già in corso e che continuerà nei prossimi mesi e anni, è impegnata in progetti di innovazione di prodotto e di processo che la renderanno più competitiva e che in particolare sui processi produttivi saranno posti in atto interventi che anche grazie a specifici programmi di formazione porteranno benefici notevoli nell'organizzazione della produzione per gli anni a venire. Questi cambiamenti, alcuni dei quali già in atto, rappresentano una sfida per l'azienda, ma chiamano in causa anche i lavoratori e i sindacati. Se sapremo lavorare insieme, in modo costruttivo e innovativo, saremo in grado di ridurre l'impatto della perdita della licenza Armani probabilmente anche con il ricorso agli ammortizzatori sociali, ma senza escludere altre azioni di recupero che sono e saranno possibili soltanto con la collaborazione di tutti. *amministratore delegato Safilo Group Spa