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di Matteo Marian wPADOVA Gli esuberi ci sono e vengono confermati, ma un'apertura dell'azienda sulla valutazione di possibili interventi sull'organizzazione della produzione in grado di limitarne il numero, a fine giornata, è arrivata. Ieri, nel corso del primo dei tre incontri programmati sul piano di riduzione occupazionale (mille esuberi) legato al mancato rinnovo della licenza Armani, sia Safilo sia le organizzazioni sindacali hanno ribadito le proprie posizioni. Si è trattato di un incontro interlocutorio spiega Mario Siviero della Femca Cisl. Qualche apertura, nonostante una resistenza dell'azienda ad affrontare nel merito le questioni, è però arrivata. In pratica, nel corso del nuovo incontro in programma domani le parti dovrebbero aprire un confronto su piano industriale, rientro di lavorazioni in Italia, politica dei costi e possibili tagli non solo a quelli produttivi. Un insieme di interventi, quindi, sulla base dei quali ridurre il numero dei lavoratori coinvolti dal piano di riorganizzazione. Il numero degli esuberi si può abbassare e di molto aggiunge Siviero a questo proposito. I tagli previsti parlano, oltre ai circa 120 contratti a termine che non saranno rinnovati, di 100 addetti nella sede centrale di Padova (su una forza lavoro complessiva impiegata di 850 addetti); 350 lavoratori a Santa Maria di Sala su un totale do 715; 550 posti a Longarone su complessivi 1.250 posti. Quanto le azioni proposte possano andare ad abbattere questi numeri dovrebbe essere affrontato nel corso dell'incontro di domani. Il terreno della possibile mediazione è, oggi, un piccolo spiraglio, sul quale, però, il gruppo guidato dall'amministratore delegato Roberto Vedovotto si è detto disponibile ad aprire un confronto. Ma il piano industriale di Safilo c'è? si chiede, però, Andrea Castagna, segretario della Cgil di Padova. Mi auguro di sì, ma ancora non ci è stato presentato. Perché solo con un piano industriale in mano si può iniziare a discutere sull'attivazione degli ammortizzatori sociali. Evidentemente è impossibile ipotizzare interventi sull'organizzazione produttiva in grado di cancellare, in toto, i mille esuberi. Però attraverso la riduzione di altri costi oltre a quello del lavoro, sostengono i sindacati, insieme al rientro in Italia di parte della produzione oggi incardinata all'estero si può garantire una prospettiva diversa. L'azienda, nell'arco dell'incontro, ha sottolineato di voler affrontare questa fase con responsabilità nei confronti dei lavoratori ed evidenziato che l'attenzione allo sviluppo e quindi agli investimenti non è venuta meno e che a piano ci sono interventi su produzione e prodotto per 9 milioni che vanno nella direzione di un aumento della competitività del gruppo dell'occhialeria. Domani la trattativa dovrebbe entrare nel vivo e la discussione sulle possibili vie d'uscita potrebbe essere declinata in proposte concrete. Un terzo incontro, poi, è già in programma per venerdì 25. A valle di questo percorso resta sempre la possibile convocazione di un tavolo in Regione, già calendarizzato ma poi rinviato a data da destinarsi alla luce del confronto attivato tra azienda e organizzazioni sindacali e rappresentanti dei lavoratori.