«Con i muri è caduto anche il lavoro»

FERRARA Cosa accadrà adesso alle trecento persone che lavorano nella fabbrica di ceramiche Sant'Agostino? Tra loro, c'è anche mia figlia. Giorgio Natali, non ha resistito. Alle 14 si è messo in macchina e ha voluto vedere di persona se davvero l'azienda Sant'Agostino è crollata, così come ha visto in tv. Arrivato con moglie e figlia davanti al groviglio di metallo che ha inghiottito per sempre Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, si commuove. Penso soprattutto a loro, ma penso anche a quale futuro ci sarà adesso per i nostri giovani, con l'azienda ridotta così. Giorgio non è l'unico che ieri, davanti alle decine di capannoni crollati e agli edifici delle aziende dichiarati inagibili già pensava al futuro, pensava al dopo-terremoto. Perché da queste parti sembrano abituati ad affrontare le emergenze senza tante chiacchiere e ieri mattina c'era già chi si era messo a riparare i danni solo poche ore dopo il sisma. Nessuno vuole che la crisi economica s'intrecci pure con il terremoto. Così alle 10 per le strade della provincia di Ferrara giravano già ruspe e scavatori, furgoncini di ditte idrauliche e artigiane. Ignazio Lugas, è un volontario dell'associazione carabinieri-protezione civile. E' rimasto tutta la mattina a fronteggiare l'emergenza nella piazza principale di Sant'Agostino dove il municipio e il campanile hanno rischiato di crollare ad ogni scossa. Come faremo a riprenderci? La Sant'Agostono è venuta giù e pure la Tecnopress. Mi telefonano gli amici per dirmi che tra Mirabello e Sant'Agostino non c'è più un capannone in piedi. Questa mattina chi può, cercherà di aprire il negozio, di riprendere l' attività della propria impresa. Così Marco Carletti, l'unico macellaio di San Carlo . Non sa come faranno ad arrivare i clienti, ma lui non ha dubbi. Nonostante la strada davanti il suo negozio sia sprofondata tra fango e fessure profonde mezzo metro, ieri pomeriggio ha detto sicuro: Io il negozio lo apro. E ha spalato fango per dodici ore. Anche Mario Silvestri vuole tornare a lavoro. Non ha un suo negozio e nemmeno è un imprenditore, è un impiegato del comune di Finale Emilia, l'addetto all'accoglienza degli utenti. Ieri era davanti al suomunicipio dove la torre è caduta. Sono venuto a vedere se si potrà aprire perchè io domani (oggi ndr) alle 7,30 sarò qui. f.c. ©RIPRODUZIONE RISERVATA