Nei paesi fantasma «Qui è sprofondata anche la strada»

di Fiammetta Cupellaro wINVIATA A FERRARA Le domeniche a Finale Emilia, per decenni, sono state sempre uguali. La messa in Duomo, la sosta nelle due pasticcerie una davanti all'altra, la passeggiata in centro. Tutto è stato spazzato via alle 4.02 di domenica. Ecco, vede, il Duomo non c'è più è crollato e sembra impossibile. Era il cuore della città: don Oscar è il vice parroco di quella che era la più importante chiesa di Finale Emilia sbriciolata in pochi minuti. Don Oscar lo conoscono tutti e dal momento del terremoto è rimasto davanti alla sua chiesa. Nonostante i carabinieri gli urlino continuamente di spostarsi, va via, ma poi ritorna con una sigaretta accesa. Piazza Verdi è spettrale, la torre del municipio è precipitata sui tavolini del bar. Davanti ai negozi e ai caffè ci sono macerie e tutti gli edifici storici hanno crepe profonde. Solo quelli moderni hanno retto, qui come altrove. Alle 15,28 quando una nuova scossa fa crollare la Torre dei Modenesi, le ultime persone che erano rimaste nelle case del centro caricano bagagli e bambini in macchina e se ne vanno. Piove, ma sono migliaia le macchine degli sfollati che nel primo pomeriggio piombano su statali e provinciali tra Modena e Ferrara. Molti sono diretti a casa di parenti e amici, altri nei centri organizzati dalla protezione civile. Ma il viaggio sulla provinciale che qui chiamano la via per Cento è difficile. Attraversa tutti i paesi colpiti dal sisma, e disegna idealmente la linea dove la terra ha tremato. La lunga fila di auto deve fare lo slalom tra i mezzi dei tecnici che ai lati della strada verificano l'agibilità dei ponti e fermarsi per far passare vigili del fuoco e le ambulanze. Le scosse infatti continuano e non danno tregua per tutto il pomeriggio. Passa anche l'auto il capo della protezione civile Franco Gabrielli arrivato per compiere un sopralluogo nell'area del sisma. Con lui c'è il sindaco di Sant'Agostino paese colpito dalla tragedia dei due operai morti nel capannone dell'azienda delle ceramiche. Si fermano a San Carlo dove la strada principale si è abbassata di trenta centimetri ed è ricoperta da mezzo metro di fango. Non c'è acqua, gas e energia elettrica. E' saltata perfino la rete fognaria. A San Carlo, il problema maggiore l'ha creato l'acqua. Quando la gente è uscita - racconta Ottorino Zanoni della protezione civile di Sant'Agostino - si è trovata davanti a vere e proprie fontane. Così oltre ai crolli, gli abitanti di San Carlo hanno dovuto affrontare il fango che ha riempito negozi e abitazioni ai piani terra. Eppure, sono stati loro a mettere in salvo un dipinto del Guercino. Era custodito nella piccola chiesa del paese e l'avevano restaurato lanciando l'appello a banche e fondazioni. La chiesa è crollata, ma almeno il dipinto l'hanno salvato. Tutti i centri storici tra Modena e Ferrara sono deserti. Per le strade di Mirabello, Bondeno e Buonacompra girano solo carabinieri e finanziari che allontanano chi s'infiltra per fotografare i crolli, prendono per mano qualche anziano che non si rassegna ad andare al Palareno dove, chi non ha altro alloggio, dovrà trascorrere la notte. A Sant'Agostino, il sisma ha sfregiato irrimediabilmente il municipio e la chiesa. Ieri era giorno di prime comunioni, ed era tutto preparato per la festa. Dove ci sono le macerie del campanile c'è il programma della giornata colorato dai bambini. Si faranno quando si troverà una chiesa rimasta in piedi da queste parti. La provinciale del sisma finisce a Ferrara. Lungo le strade della periferia la gente si prepara a trascorrere la notte in macchina. Hanno paura, ma parlano tutti di quello che sembra ancora impossibile: E' vero che è crollata una torretta del Castello? domandano. E' talmente vero che il centro di Ferrara è chiuso e transennato. Poche auto, negozi sbarrati, cinema e teatri chiusi. Le macerie della Torretta del Leone sono sull'asfalto. si guardano le chiese e le mura e si teme per quello che potrà accadere la notte. Mentre la terra continua a tremare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA