La sfida di Palladio al salotto buono della finanza italiana

di Alessandra Carini wVENEZIA «Fondiaria diabolicum», disse, con una battuta storica, l'avvocato Agnelli quando, per la seconda volta, il finanziere Mario Schimberni, presidente di Montedison, osò rompere gli equilibri consolidati della finanza italiana, prima scalando uno dei suoi azionisti, la Bi-invest e poi partendo all'attacco di una delle creature protette da Enrico Cuccia, la Fondiaria, appunto. Gli costò il posto, o meglio la scalata poco dopo di Raul Gardini alla Montedison che lo licenziò, vendette la Fondiaria, con Cuccia sempre contrario. La compagnia assicurativa finì in un ginepraio di intrecci azionari che si dice Gardini stesse cercando di dipanare la notte che poi si uccise. C'è quanto basta a definirla diabolica la storia di questa assicurazione che ha sempre rappresentato, nelle sue vicende, sempre tormentatissime, molto di più di quello che in realtà conti sul mercato. Ed anche questa volta che si tratta di trovare una collocazione all'ex impero assicurativo di Ligresti, di cui Fondiaria ha finito per essere una delle colonne, si respira aria di rotture e di fumisterie diaboliche. Alla fine di un settimana di colpi di scena il destino mondo assicurativo del finanziere siciliano, è avvolto nella nebbia, ma anche quello delle mosse dei contendenti non lo è da meno. La finanziaria nordestina Palladio, di Giorgio Drago e Roberto Meneguzzo, insieme alla Sator di Matteo Arpe, hanno siglato un patto, aperto ad altri soci per la conquista della Fonsai, avendo già dichiarato di averne l' 8% anche se probabilmente sono oltre questa soglia. Al di là del controllo, si dice abbiano contattato i vertici della Cattolica per un piano industriale per contrapporsi di fatto all'ipotesi Mediobanca-Unicredit-Unipol. L' ipotesi di salvataggio messa in piedi da questi ultimi vacilla, anche se lo scontro è all'arma bianca: con le due banche Unicredit e Mediobanca ovviamente schierate con tutta la loro potenza di fuoco a difesa del loro piano e con altre nordestine, come Veneto Banca e Banco popolare, azioniste di Palladio, che non sembrano avere tanta voglia di andarsi a cacciare in una guerra finanziaria contro i cosiddetti salotti buoni. La partita del resto non riguarda solo il destino di Fonsai, al quale, peraltro, Palladio e Sator si erano già offerti di partecipare nel dicembre scorso, prima ancora che il piano fosse definito, ricevendone un rifiuto. Ma tocca un intreccio di rapporti consolidati e stratificati da anni nella finanza italiana e che i due "guastatori" hanno messo a soqquadro, a rischio della loro pelle. Basta dare uno sguardo per sommi capi all'operazione e ai suoi protagonisti. Dunque Mediobanca con Unicredit mette a punto, per salvare l' impero ex Ligresti, un'operazione industriale per creare un polo assicurativo italiano con l'ingresso di Unipol. Mediobanca è azionista di rilievo di Generali, il primo polo assicurativo italiano. Che cosa pensino i vertici del colosso triestino di quest'operazione che gli crea un concorrente non si sa ufficialmente, ma ce lo si può immaginare. Anche se il ceo di Generali, Giovanni Perissinotto, ha detto di non sapere niente delle manovre dei suoi azionisti. Quando l'ha detto non si riferiva certo a Mediobanca. Si riferiva proprio a Palladio che tramite Effetti e diverse alleanze è azionista di peso delle Generali e probabilmente, con le sue azioni, una delle garanzie dell' autonomia del management non sempre allineato con le visioni e lo schieramento Mediobanca. Per completare lo sguardo d'assieme sugli intrecci c'è anche da tenere in conto i personaggi conducono questo scontro: Arpe di Sator e Drago di Palladio sono due ex, di Mediobanca. Il primo ha già avuto uno scontro con Piazzetta Cuccia nel salvataggio di Bpm sul quale si è trovato su fronti opposti, ed è stato sconfitto. Il regista dell'operazione Fonsai, Meneguzzo, è buon amico di Perissinotto e ha messo un insieme nella sua Palladio un gruppo di banche nordestine, da Veneto Banca al Banco Popolare che finora sembrano avere solidarizzato con l'establishment costituito e le sue decisioni su Fonsai. La sfida lanciata dai nordestini di Palladio dunque è di quelle da far tremare le vene ai polsi e non solo per l'assalto ad un disegno di Mediobanca Unicredit e per l' entità delle risorse richieste per attuarla. Ma anche perché non è ancora ben chiaro quali siano gli obiettivi finali della cordata, e le forze che contano di sostenerla, ma che probabilmente, da qualche parte, hanno già accumulato le munizioni necessarie. Quel che è certo è che lo scontro avrà effetti ben più vasti sugli equilibri finanziari della pura e semplice sorte dell'ex impero Ligresti. Chi vince piglia tutto, chi è sconfitto lo è per sempre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA