Mastelloni: «Cassaforte che speriamo di aprire»

VENEZIA «Quest'indagine e l'arresto di Lino Brentan è il segmento di un'indagine più ampia» ha affermato ieri, durante la conferenza stampa, il comandante del Gruppo investigativo criminalità organizzata della Finanza, gli uomini che hanno compiuto gli accertamenti. «Brentan è una sorte di cassaforte che speriamo di aprire» gli ha fatto eco il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni. Insomma, per di capire che le accuse mosse per ora all'amministratore delegato dell'ex «Società autostrade Venezia-Padova» siano semplicemente l'antipasto di quello che potrebbe accadere. Gli accertamenti proseguono, dunque, anche perché nella lunga ordinanza firmata dal giudice veneziano Antonio Liguori non sono riportate nuove intercettazioni telefoniche ed ambientali, viene fatto riferimento a quelle dell'inchiesta precedente, quella che aveva fatto scattare le manette ai polsi ai due ex funzionari della Provincia Claudio Carlon e Domenico Ragno. Il procuratore Luigi Delpino, invece, ha voluto sottolineare l'importanza dell'altro provvedimento firmato dal giudice, quello del sequestro dei 170 mila euro, la cifra complessiva che avrebbe ricevuto come tangente e che le «fiamme gialle» hanno bloccato nel conto corrente che l'indagato possiede presso l'agenzia della Cassa di risparmio di Campolongo Maggiore. «Il recupero della somma è importante – ha sottolineato il capo della Procura lagunare – visto che uno dei nostri compiti è quello di privare la criminalità, quella economica come quella organizzata, dei suoi mezzi e questo dimostra che le leggi per farlo ci sono ». Si tratta di denaro che lo stesso giudice veneziano, nella sua ordinanza, indica come confiscabile, naturalmente solo e quando questa indagine si concluderà con una condanna finale. Alcune delle 63 pagine firmate dal magistrato Antonio Liguori sono dedicate a dimostrare come la società alla quale Brentan era al vertice e che fino al 2009 aveva in concessione l'autostrada Venezia-Padova, concessione poi passata alla «Concessioni autostradali venete», sia una società pubblica e, quindi, l'amministratore delegato è un pubblico ufficiale e di conseguenza possa essere accusato di corruzione. Citando il pubblico ministero, l'ordinanza ricorda che il complesso di norme volte a vincolare una società per azioni a partecipazione pubblica al perseguimento di uno specifico interesse pubblico costituisce disciplina di diritto pubblico. Questo significa che a tutti i lavori disposti dalla Società autostrade si deve applicare il Codice dei contratti pubblici. Di conseguenza illeciti sarebbero state tutte le manovre dell'indagato per frazionare gli appalti, in modo da non far superare i lavori da assegnare il limite di 200 mila euro imposto dalla normativa europea. Un sistema ben conosciuto, stando all'accusa, da Brentan che lo aveva visto applicare e, forse, ne aveva consigliato l'utilizzo agli amici della Provincia, in particolare all'ingegner Claudio Carlon. L'ex dirigente dell'Edilizia di Ca' Corner, Carlon, che ha raggiunto l'accordo con il pubblico ministero Ancillotto per patteggiare una pena di tre anni e sei mesi di reclusione e per convincere il rappresentante della Procura a questo passo ha dovuto non solo confessare di aver intascato bustarelle per centinaia di migliaia di euro, ma anche raccontare quello che sapeva di Brentan, il cui nome era già spuntato nelle indagini, visto che aveva partecipato a due riunioni tra imprenditori «amici» e funzionari della Provincia collusi. (g.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA