Per 30 anni l'uomo di tutte le mediazioni


MILANO.Cesare Geronzi è stato, per quasi trent'anni, l'uomo di tutte le mediazioni. Ha fatto affari e prestato soldi un po' a tutti. Aveva gli avvocati di sinistra (gli studi di Giuliano Vassalli e Guido Calvi, ex ministro socialista il primo e deputato diesse il secondo), ma prestava soldi a Berlusconi (prima della quotazione in Borsa di Mediaset le holding del Biscione godevano di poco credito).
E poi giornali? Alzi la mano chi non ha mai avuto bisogno dei crediti della Banca di Roma. E il calcio, con la Roma (prima con Ciarrapico e poi con Sensi) e quindi la Lazio (quando era nelle mani del suo amico Cragnotti). Geronzi se l'è cavata benissimo anche con laici (come Walter Veltroni) e cattolici (vedi l'amicizia con Giulio Andreotti e il cardinal Bertone).
L'uomo che fino a ieri era al vertice delle Generali nasce a Marino, in provincia di Roma, nel 1935. Entra in Banca d'Italia nel 1960 (dove conosce Guido Carli, Lamberto Dini, Antonio Fazio, e via dicendo) e vi lavora a lungo prima di approdare al Banco di Napoli e poi alla Cassa di Risparmio di Roma, che aggrega il Banco di Santo Spirito e poi il Banco di Roma (nel 1990-91).
Il gruppo si allarga, assorbe il Banco di Sicilia e la Cassa di risparmio di Reggio Emilia, la Popolare di Brescia e il Mediocredito Centrale. E' cosi che nasce Capitalia ed è cosi che Geronzi si ritrova azionista in Mediobanca, tanto da riuscire a prendere il posto che era stato di Enrico Cuccia (poi il salto da Mediobanca a Generali è cronaca più recente).
In questi anni il 'banchiere di Marino" ha avuto non pochi guai giudiziari. Nel 2004, per esempio, dopo la crisi Argentina arrivano i crac di Cirio e Parmalat e Geronzi è coinvolto in tutti e due i procedimenti.
Nella vicenda Cirio è accusato di frode per l'emissione e il collocamento (ai risparmiatori) di bond che l'azienda del suo amico Cragnotti non ha mai rimborsato agli investitori. Il processo è agli sgoccioli e il 2 marzo scorso i Pm di Roma hanno chiesto la sua condanna a 8 anni di carcere (15 anni li hanno chiesi per Cragnotti) oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Per quanto riguarda Parmalat, invece, Geronzi sarebbe intervenuto per mandare in porto la vendita delle acque minerali Ciappazzi da Ciarrapico al gruppo di Collecchio. L'azienda fu pagata (da Tanzi) circa 15 milioni di euro contro un valore di mercato di circa 1 milione. Perché tanta differenza? Per i magistrati, i soldi servivano a Ciarrapico per sanare i debiti che aveva con Capitalia mentre Geronzi avrebbe 'obbligato" Tanzi all'acquisto come condizione per concedere altri crediti alla Parmalat, ormai in condizione di pre-fallimento. Non solo, ma per il crac Parmalat un 'filone" è stato trasferito a Roma (riguarda la cessione dell'ex centrale del latte di Roma da Cragnotti a Tanzi) e una decisione (Geronzi è accusato di bancarotta fraudolenta) è attesa dalla Cassazione.
Le vicende giudiziarie, a dire il vero, non hanno mai turbato i sonni di Geronzi che in un discorso all'università della Sapienza di Roma, di recente, aveva sottolineato l'importanza della sua opera, volta a «riportare la pace in Mediobanca e Generali».
Ora il periodo di pace è finito e la Borsa, pregustando nuovi scenari, festeggia. Chissà se il 'banchiere di Marino" saprà giocare l'ultima carta. L'impresa, ad oggi, sembra davvero difficile.

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Gigi Furini