ARCHIVIO

D’Alema: «Salvare il Paese»


 ASOLO. L’emergenza rifiuti trattiene a Roma il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ma la politica nazionale fa ugualmente tappa ad Asolo per la due giorni sulla legalità promossa da Italianieuropei e Farefuturo, che vedrà oggi il confronto tra Massimo D’Alema e Gianfranco Fini. In un centro storico blindatissimo, gli uomini di Fini mettono radici e fanno campagna acquisti anche nel Veneto, dove più che altrove si avvertono gli smottamenti del Pd e i movimenti franosi del Pdl. I finiani parlano di «patto di media legislatura» con il premier Berlusconi, utile a guadagnare il tempo per organizzare la nuova formazione politica di Futuro e libertà. Mentre D’Alema, informato per tempo dello stop di Napolitano al Lodo Alfano, ripropone un «governo di salute pubblica» per chiudere l’epoca Berlusconi: «In un paese normale questa sarebbe l’unica cosa da fare: mandare al governo le maggiori personalità e compiere scelte radicali, anche dolorose, che mettano in salvo il paese e assicurino un futuro alle nuove generazioni». E avvisa Fini:«Rischia di logorarsi».
 Ma è il tema della legalità a tenere banco nei conciliaboli asolani. Gli uomini di Fini giocano d’anticipo sulla giustizia, definiscono «incidente» il loro voto favorevole in Commissione, e scommettono su un «patto di medio periodo» con Berlusconi. «Conviene anche a Berlusconi - ragiona Mario Ciampi, segretario generale di Farefuturo - consegnare al paese, con l’aiuto di tutti, le riforme di cui ha bisogno: dalla giustizia alla legge elettorale». Adolfo Urso, responsabile di Futuro e libertà, aggiunge: «Sulla giustizia è bene che non si facciano salti nel buio, strappi o fughe in avanti. La legalità è la bussola del comportamento. Se i partiti danno l’impressione di non tenere conto dei principi di legalità, come si può pretendere che lo facciano i cittadini?». Sul tema, in mattinata, era intervenuto anche l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, in un singolare “processo” allo Stato unitario: «Le madri di Terzigno certo violano la legge - ha detto Amato - ma nel pubblico c’è incertezza, i cittadini esitano a condannare. Dobbiamo capire le ragioni dell’incertezza di giudizio».
 E se per l’assessore leghista alla cultura della Provincia di Treviso, Marzio Favero, le ragioni stanno nella «ipertrofia delle norme e nell’ingiustizia prodotta dalle istituzioni» e propone «meno leggi e tanti parlamenti regionali», per Amato bisogna semplicemente tornare a Kant: «mi sottopongo alla legge perché in essa mi riconosco». In Italia non è così perché lo Stato unitario nasce da una «debolezza identitaria che mina alle radici il sentimento e la coesione nazionali». L’esile filo che tiene insieme la nazione diventa così causa di molti mali, a partire dal successo della Lega: «in realtà un riaffiorare di qualcosa che c’era e che la debolezza dell’identità nazionale ha permesso che si ripresentasse». Se all’inizio lo Stato si è impegnato nella costruzione di un sentimento nazionale - la retorica, i simboli, la lingua - negli ultimi decenni è mancata la voglia di riconoscersi in un futuro».
 Il vertice sulla legalità di Asolo si conclude oggi, tra incontri con il procuratore antimafia Piero Grasso e il presidente degli industriali siciliani Ivan Lo Bello, un dialogo tra Luciano Violante e Giuseppe Pisanu. La sera, il confronto finale tra Massimo D’Alema e Gianfranco Fini: prove di governissimo?
- Daniele Ferrazza