Fondazioni, scontro De Poli-Geronzi

TREVISO.«Dov'è 'il malinteso senso del territorio" che lei afferma? Quali e dove erano le 'camicie verdi che ci ispiravano"?». Dove sarebbe, aggiunge ancora, «la nostra 'azione disgregatrice" come lei asserisce?». Un giorno per meditare e poi la reazione. Dino De Poli, presidente di Fondazione Cassamarca, non ha digerito il messaggio che Cesare Geronzi ha affidato a Repubblica sull'avvicendamento in Unicredit e, in particolare, le sue preoccupazioni sul potere delle fondazioni bancarie.
Le parole del numero uno delle Generali hanno, evidentemente, toccato nel vivo De Poli. Al punto che ieri, dalla cinquecentesca sede di Ca' Spineda a Treviso, il presidente di Cassamarca ha inviato una lettera di fuoco al banchiere di Marino. Dove De Poli contesta la visione di Geronzi sul ruolo delle fondazioni e parla di Capitalia (di cui Geronzi è stato presidente) come di un boccone indigesto per Unicredit, invitando, inoltre, il presidente del Leone a rileggere insieme «gli ultimi vent'anni di storia italiana, compresa quella del suo establishment».
Parole dure che hanno innescato la replica, indiretta, di Geronzi. Ci sono, ribadiscono da Trieste, «rischi da non sottovalutare affatto ai quali in qualche realtà potrebbe essere esposto il rapporto tra enti territoriali, fondazioni e banche, in nome di una visione di localismo non correttamente inteso». «Chiudersi gli occhi - si sottolinea in ambienti vicini a Geronzi - di fronte a tali rischi, trascurare di pensare per esempio a una disciplina che detti oggettivi, rigorosi criteri di professionalità e indipendenza nelle designazioni dei membri delle fondazioni e nella indicazione, da parte di queste, dei componenti gli organi deliberanti delle banche, non è certo una scelta apprezzabile né lungimirante». Quanto ai «bocconi indigesti» e all'acquisizione di Capitalia da parte di Unicredit, le affermazioni del presidente di Cassamarca - è la replica che Geronzi fa filtrare - «sono contraddittorie rispetto ai comportamenti a suo tempo tenuti e a una diffusa valutazione della positività dell'aggregazione effettuata e dei suoi sviluppi».
Il botta e risposta va oltre al detto, e allo scritto, se si considera la proverbiale 'istituzionalità" con cui solitamente il sistema bancario e i suoi esponenti fanno conoscere il loro pensiero. Ma, evidentemente, i messaggi da recapitare dovevano essere espliciti. De Poli ribadisce a Geronzi che l'uscita di Profumo è il frutto di una decisione «di amministratori responsabili, guidata dalla sana determinazione di una persona altamente valida, com'è Dieter Rampl, che ha agito all'interno di un preciso perimetro di regole e di rispetto dei ruoli. Nessuna orchestrazione, quindi, né, tanto meno, influenze politiche di alcun genere», rivendica De Poli. «È davvero singolare - si fa tagliente l'avvocato trevigiano - che, una persona come lei, che ha saputo superare tempeste ragguardevoli e raggiungere altri altrettanto ragguardevoli traguardi, anche grazie all'Unicredito delle fondazioni, che ha approvato l'operazione di acquisizione di Capitalia, se ne dimentichi velocemente».
De Poli rivendica «le scelte rilevanti per il Paese», nonostante «il sacrificio di tante e comprensibili ragioni locali», fatte dalle fondazioni azioniste di Unicredit nel percorso che ha portato la banca a crescere in Italia e in Europa, inclusi i due recenti aumenti di capitale. Ripercorrendo, infine, le tappe della crescita di Unicredit, De Poli non dimentica l'acquisizione di Capitalia. «Operazione veloce, forse troppo, non priva di bocconi indigesti per operazioni con la clientela che lei dovrebbe conoscere bene», fa notare De Poli che ricordando come «la storia delle fondazioni» sia «storia di uomini liberi e costruttori», De Poli invita Geronzi a Treviso per illustrare «fatti e frutti dell'intensa e qualificata azione della Fondazione che presiedo. E magari rileggiamo insieme gli ultimi vent'anni di storia italiana, compresa quella del suo establishment».

(Matteo Marian) /