L'ascesa e la caduta del banchiere liberal

MILANO.Amministratore delegato di Unicredit dalla fondazione nel 1997, Alessandro Profumo, 53 anni, si è imposto sulla scena finanziaria per lo stile inedito, connubio tra modernità aggressiva e un rigore da capitalismo calvinista. Dopo il passaggio in McKinsey (1987-1989), come responsabile dei progetti strategici e organizzativi per aziende finanziarie, e in Bain & Cuneo a capo delle relazioni istituzionali, nel 1991 assume la direzione centrale della Ras. Quindi al Credit. Qui diventa direttore generale poi amministratore delegato nel 1997 e dar vita al gruppo omonimo nel 1998. Da questo momento inizia una vera campagna di acquisizioni, che gli fa conquistare sulla stampa internazionale l'appellativo di «Alessandro il Grande». Del 2005 è l'integrazione con la tedesca Hvb. Mentre nel 2007 con Capitalia dà vita ad uno dei più grandi gruppi bancari europei. Appena apparso sulla scena, in un sistema bancario ancora ingessato, Profumo si è mosso da subito dichiarando di avere all'orizzonte il solo faro della concorrenza e di puntare a conquistare clienti con servizi migliori, a motivare il personale con incentivi e a premiare gli azionisti facendo crescere il valore dell'azienda. Il cosiddetto'salotto buono' ha però guardato spesso con sospetto tale dichiarata indipendenza. Identificato come campione della classe dirigente liberal, nell'ottobre del 2007 si è anche recato a votare per le primarie insieme alla moglie Sabina Ratti, candidata nella lista di Rosy Bindi.