Sisley sotto accusa «No alla pubblicità che offende le donne»

Il frutto del peccato. Anzi, l'ortaggio. E' un cetriolo in bocca ad una ridente modella l'oggetto della contestazione delle femministe padovane. Ieri pomeriggio si sono riunite davanti alla Sisley di piazza Cavour: le donne, una decina in tutto, hanno protestato contro il brand, una delle griffe più giovani del gruppo Benetton, che ha affidato la campagna pubblicitaria invernale ad alcuni scatti apertamente sessisti. L'immagine principale immortala una ragazza stesa a terra, tra decine di cetrioli. Uno di questi è avidamente avvolto da denti e labbra della modella. «Let it flow», ossia «Lascialo scorrere», questo il sottotitolo allo scatto del fotografo Terry Richardson. «Boicottiamo la Sisley - inneggiavano ieri le associazioni femministe patavine - Davvero questa marca ha cosi poca fiducia dei suoi prodotti e non sa far altro che riproporre donne in atteggiamento erotico, adoranti del sesso maschile?». Il sit-in delle femministe (delle associazioni Donne in Nero, Centro Pandora, Padovadonne, Donne della Cgil e della Spi) ha raccolto la curiosità di parecchi passanti. C'è chi si ferma a dibattere, chi promette di boicottare la catena, chi pensa che sia una trovata pubblicitaria per Flormart (il verde dei cetrioli inganna). I 150 volantini di protesta e gli striscioni hanno dato vita ad un capannello di curiosi, che ha appoggiato in pieno la manifestazione spontanea. «State guardando la vetrina di una marca che usa le donne per vendere», spiega una manifestante a due giovani. Che si lasciano convincere e non entrano in negozio. Non hanno invece desistito ad entrare le femministe (con successivo arrivo dei vigili), che hanno consegnato alle commesse un cesto colmo di cetrioli. Assieme agli ortaggi, una lettera di protesta per il direttore. A fine protesta il gruppetto se ne va. Restano solo i volantini abbandonati dai passanti. Si vede l'immagine della donna amante dei cetrioli. A soli venti metri, sulla facciata di palazzo Moroni, un'altra donna campeggia. E' la figura di Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione. Altro che cetrioli.

(Nicola Cesaro) /