Bpg all'asta, ma arrivano nuove denunce


PADOVA. Banca Popolare di Garanzia torna in vendita. Il 30 giugno scade il bando per raccogliere le manifestazioni di interesse a rilevare l'istituto posto in liquidazione coatta. Intanto procede il fronte giudiziario: una nuova denuncia penale è stata depositata in Procura.
Sono quattro le domande finora presentate alla banca (Bpg), che aveva 3000 soci raccolti tra gli industriali di Padova, guidati dal presidente Francesco Peghin. Si tratta di quattro confidi: uno piemontese, uno emiliano e due veneti. Il più accreditato appare Sviluppo Artigiano, intermediario finanziario sottoposto a vigilanza da Bankitalia, che fa capo alla Cna del Veneto. I numeri sulle condizioni della banca, nata dall'ex Interconfidi Nordest che faceva capo ad Unindustria, verranno resi noti solo dopo la chiusura del bando.
Sull'istituto pesa ora un fronte giudiziario che ha più filoni, finiti sul tavolo del Pm Paola De Franceschi che sta conducendo le indagini con la Guardia di Finanza. Da un lato ci sono gli atti presentati dalla Banca d'Italia, dall'altra le denunce dei singoli operatori. Computer e documenti della Popolare di garanzia sono stati già posti sotto sequestro e sono all'esame del magistrato.
Dopo l'esposto presentato da Cogefin Spa, azienda bolognese che fa capo all'imprenditore milanese Guido Carlo Coggiola Pittoni, un altro imprenditore ha depositato in questi giorni gli atti al Tribunale a Padova. E' Carlo Bortoletti, legale rappresentante della Safop Spa di Pordenone, storica azienda che produce piccole macchine utensili a tecnologia avanzata con applicazioni in svariati settori.
La denuncia-querela, presentata attraverso uno studio legale di Milano, è contro gli organi sociali amministrativi, ma anche di controllo e di vigilanza, sia ordinari sia straordinari, che si sono succeduti in Bpg. Le ipotesi di reato contestate, aperte a tutti coloro che il magistrato dovesse ritenere responsabili, sono pesantissime: false comunicazioni sociali, truffa aggravata dal danno di rilevante gravità, interesse privato del curatore durante il fallimento, abuso d'ufficio, bancarotta fraudolenta. Nel mirino ci sono anche le autorità che dovevano esercitare i dovuti controlli.
Safop aveva stipulato con Bpg quattro contratti di pegno di denaro contante a contro-garanzia di fideiussioni correlate, rilasciate a favore di alcune aziende estere. Le operazioni sono avvenute tra il dicembre 2008 e il settembre 2009 per 1,5 milioni di euro di garanzie rilasciate. L'azienda pordenonese ha versato diverse centinaia di migliaia di euro a Bpg a titolo di commissioni anticipate per le fideiussioni e di pegno di denaro liquido.
Ciò che viene contestato agli amministratori e in particolare durante il periodo del commissariamento, è l'omissione di informazioni circa l'effettivo stato patrimoniale della banca quando era già evidente e chiaro il suo destino. In pratica Safop sarebbe stata indotta alla stipulazione dei contratti proprio «sul presupposto di stabilità finanziaria della banca che le era stato falsamente rappresentato», attraverso una «condotta fraudolenta» da parte degli organi amministrativi di Bpg, in quanto fin dal tempo della sottoscrizione delle prime fideiussioni la banca versava in condizioni gravemente compromesse.
«E' chiaro - afferma Bortoletti - che non avremmo mai stipulato alcun contratto che prevedesse la corresponsione di ingenti somme di denaro se avessimo conosciuto lo stato patrimoniale negativo della banca». Per confermare le proprie accuse, Safop esibisce il calendario di come si sono succeduti gli eventi. Le ultime due fideiussioni rilasciate dalla banca e le relative contro-garanzie, afferma la denuncia, risalgono al 14 aprile 2009, cioè a quasi un mese di distanza dalla successiva messa in amministrazione straordinaria della banca da parte del ministero dell'Economia (22 maggio 2009). Questa circostanza non può che mostrare la piena consapevolezza di Bpg della propria condizione economica, all'epoca del consenso dato dall'azienda alla stipula dei contratti.
Banca d'Italia era perfettamente a conoscenza del disastro dei conti di Bpg. Già nella relazione del 29 dicembre 2008 sottolineava i punti di debolezza della capacità di previsione strategica della banca, e i «significativi errori di stima del risultato economico dell'attività di pianificazione aziendale». Inoltre rilevava «la scarsa capacità di pre determinazione degli obiettivi di finanziamento esterno», come dimostrano le condizioni estramemente onerose del ricorso ad un prestito subordinato di 7,5 milioni di euro sottoscritto dal gruppo Mps attraverso Antonveneta.
«Scarsamente affidabili anche i sistemi di controllo interni - affermava Bankitalia - e carenti i sistemi contabili di gestione». Dal febbraio 2009 è costretto a lasciare l'a.d. e direttore generale di Bpg, Giampaolo Molon: il suo successore, dott Varagnolo, gli ha attribuito successivamente la responsabilità dell'assunzione di circa il 60% delle delibere in materia creditizia.

Mauro Pertile