20 maggio 2010 —
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Attualità
ROMA. Il bavaglio alla stampa è sempre più stretto ma sulle sanzioni per i giornalisti i malumori del Quirinale si fanno sentire. La riforma delle intercettazioni ha vissuto ieri unaltra giornata di passione.
La marcia a tappe forzate imposta dalla maggioranza al Senato ha portato ad una mazzata contro le pubblicazioni delle notizie sulle inchieste che ha fatto ricomparire multe pesantissime e nuovamente il carcere per i cronisti. Per gli editori la sanzione può arrivare fino a 464 mila euro per la pubblicazione di atti di procedimenti e delle intercettazioni prima delludienza preliminare. Ma gli emendamenti sulle sanzioni per i giornalisti annunciati dal relatore della maggioranza Centaro del Pdl, sono poi misteriosamente scomparsi e slittati alla prossima settimana. Per la pubblicazione di notizie «vietate dalla legge» comprese le registrazioni non autorizzate, rischiano sanzioni che arrivano a 20 mila euro e fino a due mesi di detenzione.
Il carcere è previsto anche nel caso di correità con le «talpe» degli uffici giudiziari: per la rivelazione di atti coperti da segreto, la pena è assimilata e va da uno a sei anni. Un vero pugno di ferro che cancella la cronaca giudiziaria, con la stretta che arriva fino al divieto di riprese televisive nei processi se anche solo una delle parti si oppone, compresi consulenti e periti. Alla stretta sulle intercettazioni si aggiunge invece la garanzia per sacerdoti e vescovi: per queste categorie di persone i Pm hanno lobbligo dinformare le gerarchie ecclesiastiche, ovvero la Segreteria di Stato Vaticano. Se a essere intercettati sono telefoni riconducibili ai servizi segreti, il magistrato deve invece fermarsi e consegnare le carte al Procuratore Generale che provvede a secretarle e chiedere lautorizzazione a Palazzo Chigi. Finora sono solo pochissime e marginali le correzioni dellopposizione accolte, mentre il presidente della commissione Berselli ha minacciato fino allultimo lennesima riunione notturna pur di arrivare a licenziare il testo in settimana.
Poi, il rinvio dopo un colloquio con il presidente del Senato Schifani che avrebbe riferito dei forti dubbi di Napolitano. Lo scontro molto aspro ha provocato la reazione ostruzionistica del Pd e dellIdv. «Nemmeno la Spagna franchista è mai arrivata a tanto» attacca Zanda. «Una «vera ghigliottina per la libertà di stampa» aggiunge Casson. Una «durissima battaglia in aula» la promette la capogruppo Anna Finocchiaro. «Nessun bavaglio - si difende invece il capogruppo del Pdl Gasparri - limitiamo labuso per garantire il diritto alla privacy». Le intercettazioni limitate solo ai reati più gravi preoccupano anche i magistrati, in testa quelli antimafia. Per Li Gotti (Idv) le norme che si stanno approvando «sono un pericoloso arretramento nella lotta al crimine». Tra le pieghe delle nuove norme si scopre poi che sarà impossibile lutilizzo delle intercettazioni anche per la ricerca di latitanti condannati definitivamente.
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Nicola Corda