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Emmelunga e quel
rimborso mai visto

Ecco un altro esempio di commercio scorretto. Il 20 maggio 2009, cioè quasi un anno fa, presso il Mobildiscount di Padova ho ordinato un mobile che costava 284 euro, per il quale mi è stato chiesto un acconto di 85 euro. Trascorsa la data di consegna concordata, mia moglie è tornata al punto vendita per avere notizie. Le è stato risposto che le consegne erano in ritardo, e che sarebbe stata informata telefonicamente all'arrivo della merce.
Dopo altri 20 giorni, nuova richiesta di spiegazioni: stavolta la mancata consegna veniva spiegata con l'avvenuto passaggio di proprietà dell'azienda. L'addetta alla vendita mi informava pure che non le era possibile restituirci l'acconto e che avremmo dovuto fare richiesta di rimborso alla sede centrale.
A quel punto ho spedito una raccomandata a/r alla sede centrale della Mobildiscount, chiedendo il rimborso tramite bonifico bancario. Non ho ricevuto nessuna risposta. Ho telefonato; mi è stato detto di re-inviare il testo della raccomandata per e-mail al servizio clienti di Emmelunga. Nessuna risposta. Ho telefonato ripetutamente ed invano.
Alla fine ho fatto intervenire un avvocato. Anche in questo caso hanno ampiamente lasciato trascorre i limiti di tempo che erano stati richiesti. Dopo oltre due mesi dalla raccomandata dell'avvocato, ho ricevuto una telefonata dal servizio clienti di Emmelunga, in cui mi veniva proposto un buon d'acquisto, di importo pari all'acconto da restituirmi, da spendere nei negozi Emmelunga o Aiazzone (il più vicino, a Treviso!). Ho rifiutato, e dopo qualche tempo mi è pervenuta, tramite l'avvocato, la proposta di un rimborso di 115 €, che ho accettato. Il bonifico doveva avvenire entro il 30 gennaio 2010. Il termine è abbondantemente passato senza che il pagamento sia avvenuto.
A questo punto, per mia tranquillità, dovrei lasciare perdere. Il tempo e le energie che ho già perso valgono più di quanto possa sperare di recuperare. Ma mi chiedo se sia lecito che una azienda che si fa tanta pubblicità speculi impunemente sullo stato della nostra giustizia, che rende folle il pensiero di rivolgersi alla magistratura per ottenere il rimborso di 85 euro.
Senza escludere di proseguire la mia azione legale, credo sia quantomeno necessario che la cittadinanza sia informata su cosa rischia quando entra in certi negozi.

Flavio Dal Corso / Noventa Padovana