Presa mentre svuota conti e cassette


ROMA.Dalla Svizzera, dove vive, a Cortina d'Ampezzo. Con una missione precisa: svuotare conti correnti e cassette di sicurezza aperti in banche della cittadina veneta e fare sparire beni e documenti riconducibili alle attività illecite svolte dal marito e dal figlio. Per questo motivo è stata arresta ieri la moglie dell'imprenditore Paolo Prinzi, uno degli indagati nell'inchiesta della Procura di Roma sul riciclaggio che ha investito i vertici e di Telecom Italia Sparkle in carica tra il 2003 e il 2007. Secondo gli investigatori del Nucleo di polizia valutaria di Roma e del Nucleo di polizia tributaria di Belluno, la donna, che risiede a Lugano, era venuta in Italia proprio su incarico di Prinzi, titolare con il figlio Marco (anch'egli indagato) della Euram Finance, una società di diritto svizzero coinvolta nel riciclaggio. Le Fiamme Gialle l'hanno arrestata nella filiale di un istituto di credito di Cortina d'Ampezzo e hanno provveduto al sequestro di oltre 300mila euro, gioielli e numerosa documentazione bancaria, ora al vaglio dei magistrati della Capitale. La donna dovrà rispondere dell'ipotesi di reato di riciclaggio aggravato. Quanto ai suoi familiari, risultano ancora latitanti all'estero.
Sul fronte dell'inchiesta, proseguono gli interrogatori dei principali indagati. Venerdi notte è stato sentito nel carcere romano di Regina Coeli l'ex manager di Fastweb, Bruno Zito. «Non so chi sia il senatore Nicola Di Girolamo - ha detto ai pm - non l'ho mai visto, né conosciuto. Avevo invece contatti di lavoro con Carlo Focarelli, che era un cliente e fornitore di Fastweb. Ma i suoi rapporti con la società nascono prima della mia promozione a responsabile Grandi aziende». Un interrogatorio fiume, dalle 19.30 alle 23, durante il quale Zito ha risposto a tutte le domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti. Il manager ha spiegato nel dettaglio quali erano l'organigramma e l'organizzazione aziendale, il sistema dei controlli e delle responsabilità in Fastweb. Ha negato ogni rapporto con l'ex senatore del Pdl Di Girolamo e confermato i rapporti di lavoro con il consulente d'azienda Focarelli, considerato la mente del riciclaggio e della frode al fisco da 365 milioni.
Un contatto, quello con Focarelli, che però, a detta del manager, lui si sarebbe limitato ad ereditare, visto che il consulente aveva già instaurato da tempo relazioni con la società fondata da Silvio Scaglia. Le dichiarazioni dell'ex dirigente, che sarà risentito tra lunedi e martedi, sono ritenute dagli inquirenti molto interessanti. Quanto a Focarelli, interrogato ieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sempre ieri, il Tribunale del riesame ha respinto le richieste di scarcerazione dell'ex ad di Tis, Stefano Mazzitelli, di Zito e di Giuseppe Crudele, l'altro ex dipendente Fastweb chiamato in causa da Di Girolamo.

Andrea Salaris