Sarajevo 2, il libro segreto di Bettin


VENEZIA.Una guerra, un assedio, una ragazza perduta. Sono questi i tre poli entro cui si muove il romanzo incompiuto di Gianfranco Bettin, composto da circa duecento pagine scritte tra il 2002 e il 2003, di cui una parte è stata presentata per la prima volta giovedi sera durante una lettura pubblica tenutasi nella sede della Fondazione Claudio Buziol a Venezia.
Concepito come ideale continuazione di Sarajevo Maybe, edito nel 1994 da Feltrinelli, il romanzo narra la storia di Davide, un ex giornalista disilluso che si reca a Belgrado nell'aprile del 1999 per far visita a una famiglia, conosciuta a Sarajevo durante il conflitto precedente, la cui figlia maggiore risulta scomparsa. Il protagonista aiuterà la famiglia a cercare la ragazza seguendo la flebile traccia di alcune telefonate anonime partite proprio dal Veneto.
«Non ho mai finito questo romanzo perché non sono sicuro che tutto il lavoro sia all'altezza del tema che affronto. Non parlo della qualità letteraria, ma proprio di una questione morale che ha che fare con queste tematiche» ha detto Bettin, al termine di una lettura densa e carica di tensione durata quasi un'ora, che ha suscitato negli ascoltatori la voglia di leggere questo romanzo, di vederlo finito. «Gianfranco Bettin ha la capacità di essere testimone dell'oggi - ha commentato lo scrittore Roberto Ferrucci - di descrivere la società contemporanea attraverso la finzione narrativa o l'inchiesta. Da Qualcosa che brucia edito nel 1989 al più recente Gorgo. In fondo alla paura, la sua poetica è sempre stata questa».
«Volevo rendere il senso dell'immaginario degli immigrati - ha aggiunto Bettin - la disperazione e la lacerazione di chi vuole cambiare vita. Allo stesso tempo, ambientando la storia sia a Belgrado che poi qui, ho affrontato il tema di una società che accoglie un'immigrazione disperata e in cui si innesta un nuovo tipo di criminalità».
E chissà che le sollecitazioni degli amici e degli altri ascoltatori presenti diano a Bettin la carica per portare a termine questo lavoro perché, come alcuni dei presenti hanno fatto notare, la lettura pubblica di queste pagine ha rappresentato un primo passo e un primo impegno in questo senso con i futuri lettori. «E' difficile parlare o fare un dibattito dopo letture intense come questa - ha sottolineato ancora Ferrucci al termine dell'incontro - la lettura e l'ascolto hanno bisogno di un tempo di rielaborazione, ora c'è solo la voglia di portare tutto questo a casa e di pensarci con calma».

Irene Rosati