La Cgil in piazza a difesa del lavoro


ROMA. Lavoro, fisco, diritti dei lavoratori e immigrazione. Sono i grandi temi alla base della proclamazione dello sciopero generale di quattro ore indetto dalla Cgil per venerdi 12 con manifestazione in tutte le città italiane.
Guglielmo Epifani spiega che si tratta di uno sciopero «prettamente sindacale e non politico» e avverte che «la vertenza e la mobilitazione proseguiranno perché non ci sono risposte». Con lo sciopero il lavoro ritorna al centro dello scontro sociale reso più acuto dalla contrastata approvazione del disegno di legge che svuota l'articolo 18 inserendo l'arbitrato.
Per Epifani l'arbitrato infatti rappresenta «non una libertà in più ma un diritto in meno» mentre denuncia come «nel silenzio generale si sta consumando una vera e propria controriforma, un attacco insidioso contro i diritti che i lavoratori hanno conquistato in mezzo secolo di storia, compresa la tutela dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori».
Sul fisco la Cgil chiede di ridurre la pressione sui lavoratori dipendenti e sui pensionati agendo, da una parte con un bonus di 500 euro da erogare entro la primavera, dall'altra con una riduzione strutturale di 100 euro medi mensili sul prelievo fiscale per i prossimi 3 anni. Inoltre viene rivendicata la riduzione della prima aliquota Irpef dal 23% al 20%. I redditi da lavoro sono infatti «quelli che hanno pagato le tasse in questo momento di crisi». Serve quindi una riforma fiscale per «sgravare subito lavoratori dipendenti e pensionati», a cominciare dalla restituzione dei 500 euro di fiscal drag «pagati in maniera inconsapevole»
La crisi e il lavoro devono diventare la prima preoccupazione del governo perchè cassa integrazione e disoccupazione «stanno crescendo in maniera molto forte e i segnali per un anno saranno ancora più negativi». L'esecutivo «non ha nessuna idea di quale politica industriale perseguire» e lo dimostrano i 150 tavoli di crisi aperti per drammatiche vertenze in tutta Italia (dalla Fiat alla Merloni, dalla Vilnys ad Alcoa). Il Mezzogiorno paga pesantemente l'assenza di politiche «e il piano promesso - commenta Epifani - non è mai stato né presentato né discusso». Infine l'immigrazione, riportata in primo piano dallo «sciopero» del 1º marzo: la Cgil chiede una politica di accoglienza e di lotta alle nuove schiavitù, la sospensione della legge Bossi-Fini per i migranti in cerca di occupazione e l'abolizione del reato di clandestinità.

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