Lista Pdl, secondo no al ricorso


ROMA.Lista Pdl, secondo no. Dopo il Tar anche l'ufficio elettorale del Tribunale di Roma, presieduto da Anna Argento, ha chiuso per la seconda volta la porta al plico depositato ieri dai responsabili regionali del Popolo della Libertà con le 2700 firme per la lista per la provincia di Roma. Quella che, di fatto, è stata una riapertura dei termini, concessa sulla scorta del decreto del governo del 5 marzo, non è servita a sanare il pasticcio. «Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della libertà - è stato il durissimo commento a caldo di Silvio Berlusconi - È un sopruso violento e inaccettabile».
«Continuo la mia corsa, la coalizione è ampia e il partito proseguirà con l'iter giudiziario», ha commentato la candidata Renata Polverini. «Ora basta colpi di mano, si vada a votare», replica la presidente del Pd Rosi Bindi, che accusa agli avversari «di aver imboccato una strada senza uscita, cercando una inutile prova di forza». Per il portavoce del Pdl Capezzone, «saranno gli elettori a travolgere timbri e cavilli». Mentre Di Pietro non rinuncia ad attaccare il presidente Napolitano: «Speriamo che sia una lezione anche per lui».
A mettere una seria ipoteca sulla decisione di ieri era stato il giorno prima il Tar che respingendo la sospensiva avanzata dal Pdl laziale, e pur non entrando nel merito della vicenda, aveva messo fuori gioco il «decreto interpretativo» approvato dal governo. Un'ordinanza che ha ricordato la competenza regionale in materia elettorale e, dunque, non consentiva invasioni di campo dalla normativa nazionale. Ma secondo le motivazioni che saranno rese note solo oggi, ci sarebbe anche «un buco di quasi sette ore» in cui il plico con le firme, sarebbe rimasto incustodito prima dell'affidamento ai carabinieri. Mancherebbe, insomma, la certezza che la documentazione consegnata, sia la stessa portata inizialmente dai presentatori e rifiutata dalla cancelleria. I volti scuri dei responsabili del Pdl, che uscivano poco dopo le venti da Piazzale Clodio, tradivano la delusione, anche se, per tutta la giornata, l'aria che tirava non era mai stata di ottimismo. Nessuna dichiarazione in attesa di notificare ulteriori ricorsi.
La procedura prevede prima la Corte d'Appello e poi il Tar, ma sembra che a questo punto l'ufficio legale del Pdl laziale consigli di puntare tutto sul Consiglio di Stato. Sempre che, dai vertici nazionali, non vengano indicazioni contrarie, nella convinzione che la strada dei ricorsi faccia perdere voti e non guadagnarli. Il rinvio poi, sembra non piacere a nessuno nonostante per tutta la giornata di ieri sia circolata con insistenza lo slittamento nel solo Lazio per consentire la campagna elettorale alle liste inizialmente escluse nei termini di legge dei trenta giorni. Solo i Radicali con Pannella hanno insistito fino all'ultimo pure dopo che al quartier generale di palazzo Grazioli avevano già deciso per la corsa solitaria della Polverini. E la scelta di una competizione senza la lista del partito principale nella provincia di Roma, non farà dormire sonni tranquilli al presidente Napolitano che ha firmato il decreto con l'intenzione di sanare il caos. Da giorni sotto attacco, il Quirinale ieri ha diffuso una nota nella quale definisce «fantasiose e inconsistenti» le ricostruzioni apparse sulla stampa concernente l'incontro con Berlusconi la sera del 4 marzo scorso. In alcuni retroscena pubblicati dai giornali si raccontava, infatti, di un durissimo scontro e di «minacce da parte del governo». Nella risposta ai due cittadini pubblicata sul sito, si legge nella nota del Colle, «il presidente della Repubblica, ha esposto i termini corretti degli eventi e delle relative problematiche».

Nicola Corda