Tutta la potenza di fuoco della «corazzata Zaia» in pubblicità elettorale


VILLORBA. Luca Zaia entra nella mischia. Quello che è successo fino a ieri non conta. Da oggi la campagna elettorale del candidato presidente del centrodestra appare in tutto lo splendore del 70 millimetri e nella magia del Technicolor. Bisogna scomodare definizioni da anni Cinquanta per stupire, nell'era del digitale. E per rendere l'idea dell'impatto pubblicitario che ancora ci aspetta, poveri noi. La Lega si gioca tutto per le conseguenze che il voto avrà nel Veneto, ma anche in Italia. E paga il conto.
Lo dice chiaro Luca Zaia. Ma neanche una cifra viene indicata. Siamo in una delle avveniristiche sale di Fabrica, l'agenzia della famiglia Benetton che cura immagine e pubblicità. Fabrica ha creato il marchio della Provincia di Treviso, quando Zaia era presidente, e ha fatto altrettanto con quello per il turismo della Regione, quando Luca è passato al Balbi. Ma l'appalto, va precisato, era stato bandito dal suo predecessore Floriano Pra.
La domanda sui costi della campagna elettorale è diretta e insistita. Se Zaia la gira al partito, abbiamo l'uomo che può rispondere seduto al suo fianco. E' Gianpaolo Gobbo, il padre-padrone finto bonaccione della Lega veneta, oltre che nume tutelare di Luca da sempre. E' lui che tiene i cordoni della borsa.
Vero è che il Giampa ha l'aria un po' frastornata che abbiamo sempre noi che abbiamo visto Genova davanti ai collegamenti internet, le videate che scorrono, i siti interattivi, il social network, i dialoghi in facebook e le altre diavolerie informatiche escogitate dai boys creativi, volontari o a paga sindacale di Luca Zaia, vai a capire che rapporti ci sono. Ci gira un po' la testa. Ma se torniamo con i piedi per terra la domanda è ovvia: quanto costa tutto questo? «Domandatelo al segretario amministrativo», risponde Gobbo.
Vabbè. E chi è? «Ne abbiamo quattro o cinque», maramaldeggia lui. Insomma, non volete farcelo sapere? «Nossignore, i conti saranno pubblicati, come prevede la legge».
E chi lo mette in dubbio. La legge stabilisce un tetto di spesa di 38.000 euro circa per ogni candidato e uno di 1 euro per elettore al partito. Gli elettori veneti l'anno scorso erano 3.891.151, la Lega ha a disposizione altrettanti euro. Gobbo ha previsto di spenderli tutti? Siamo autorizzati a pensare di si. (Per i leghisti che saranno sotto choc, precisiamo che il rimborso elettorale prevede 1 euro a voto di lista: per quello vi dicono di segnare il simbolo e non il nome di Luca).
Più serio, oseremmo dire più professionale, Luca Zaia: «E' un autofinanziamento che si avvale di contributi fatti da tutti i candidati in lista, che sono 48. Anzi approfitto per ringraziarli». Poi anche lui svicola: «Non domandatemi altro, perché abbiamo avversari che potrebbero copiarci». Ma dài!
In ogni caso il massimo che può venire dall'autofinanziamento è 38.000 euro per 48 candidati: un milione e ottocentomila. Buttali via.
Zaia sta investendo la sua parte in 2 milioni di depliant, 180.000 affissioni (ieri sono comparsi a Mestre e in altre città manifesti falsi di Zaia fatti da Green Peace contro il nucleare), 10 mila mazzi di carte da gioco con la sua foto (sulla scia di Leo Padrin 2005, ma molto meglio di tutt'e due aveva fatto Barak Obama 2008, controllare creativi!), bustine di gel per le mani, adesivi per l'auto, magliette, biro, torce, felpe, lecca lecca, cappellini. Tutto marchiato Zaia e Lega. E poi il web. Qui tanto di cappello: Zaia in versione Manga stilizzato con sopraciglio folto ma senza naso (in modo che non si dica che ha la puzza sotto); minifilmati da proiettare in 54 sale cinematografiche; due siti, lucazaia.it e lucazaiapresidente.it, con link interattivi per partecipare alla costruzione del programma. Tutto molto bello e neanche da spendere tanto: per il primo, che funziona dal 2005 gestito da City Center snc, il titolare Alberto Campion spiega che il costo della piattaforma non arriva a 20.000 euro ma ci sono 3 server che gestiscono un traffico arrivato a punte di 70.000 contatti al giorno (mai sotto 3-4.000). Il secondo è gestito da H-Farm ed è a disposizione della coalizione. La quale aveva mandato due osservatori di rilievo: Iles Braghetto e Marino Zorzato. Se hanno sospirato qualcosa, non si è sentito.

Renzo Mazzaro