16 ottobre 2009 —
pagina 07
sezione: Attualità
ROMA. Si parte, con qualche attrito. Il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che darà vita alla Banca del Mezzogiorno. Il progetto fa parte di quello che Berlusconi ha chiamato Piano per il Sud e sarà coordinato dal ministro dello Sviluppo Claudio Scajola. La decisione non è stata indolore per il governo. Due ministri meridionali come Raffaele Fitto e Stefania Prestigiacomo hanno infatti duramente contestato il provvedimento e il suo ideatore, il ministro dellEconomia Giulio Tremonti, «per mancanza di strategia», e soltanto linvito del premier alla coesione ha permesso di far votare allunanimità il disegno di legge. Fredda anche la reazione del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo: «Vedremo di cosa si tratta, faremo le nostre valutazioni...».
Della Banca se ne parlava dallestate scorsa, da quando per impedire la formazione di un partito autonomo in Sicilia, il governo aveva firmato un assegno di 4 miliardi per interventi nellisola. Da allora incontri, vertici, si è preparato lo statuto, si è deciso, più nel dettaglio, che cosa fare. Secondo Tremonti, il nuovo istituto deve avere tre direttrici fondamentali: 1) incrementare lofferta del sistema bancario e finanziario al Sud. 2) sostenere le iniziative imprenditoriali meritevoli. 3) raccogliere risparmio e convogliarlo verso iniziative economiche per creare occupazione al Sud.
A gestire la banca ci sarà un Comitato promotore formato da 15 persone. Lo Stato, per ora, ci mette 5 miliardi di euro ma resterà socio di minoranza e, soprattutto, conta di limitare la sua presenza nel tempo (massimo 5 anni). E allora chi saranno gli altri soci? Senzaltro le Banche di credito cooperativo (Bcc) presenti nel Mezzogiorno (sono 108 con 600 sportelli) e le Poste (che al Sud hanno 4 mila sportelli). Per finanziarsi la nuova banca potrà emettere i bond per il Sud, obbligazioni che godranno di unaliquota agevolata (le cedole saranno tassate al 5% anziché al 12,5%). Il governo stima che potranno arrivare richieste per 6,75 miliardi di euro.
Dunque nasce una banca che sarà per metà pubblica e per metà privata. Molti si chiedono perché Tremonti non abbia deciso di appoggiarsi alle strutture esistenti, per esempio al Banco di Napoli (confluito in Banca Intesa) e al Banco di Sicilia (confluito prima nella Banca di Roma e poi in Unicredit). Alcuni sostengono che questa decisione fa parte ormai della strategia del ministro, sempre più in lite con le grandi banche del Paese.
La Banca del Mezzogiorno «é uniniziativa che va nella direzione della ripresa del nostro Sud che è stata sempre una nostra preoccupazione», ha commentato Silvio Berlusconi. Invece il deputato del Pd Francesco Boccia sostiene che «i presupposti di una nuova presa in giro ci sono tutti. Leggendo il disegno di legge - spiega Boccia - posso dire che questa banca sarà un mix fra Sviluppo Italia e la Cassa del mezzogiorno».
Naturalmente a difendere il progetto ecco le parole di Tremonti: «La Banca del Mezzogiorno non può diventare un carrozzone, anche perché lUnione Europea non ce lo consente. DallAbi e dalla Confindustria cè un apprezzamento crescente verso liniziativa».
Limpressione è che ci sia già in atto una battaglia per la spartizione dei posti di comando. E non solo perché a coordinare loperazione è stato messo un ministro del nord come Scajola. Oltre ai 15 del Comitato promotore, la banca avrà bisogno di un consiglio di amministrazione, di un direttore generale, e così via. E siccome le amministrazioni locali sono chiamate a contribuire appare difficile che queste possano mettere i loro denari senza chiedere in cambio una poltrona.
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Gigi Furini