Lo scontro sui salari in campagna elettorale




R itorna alla ribalta la diatriba sui salari in questa campagna elettorale.
Lo scontro sui bassi salari tra Governo, imprese e sindacati è di quelli che trovano la loro ragione in un passato alquanto remoto. E' noto, infatti, da sempre che nel nostro paese prevale una ridistribuzione dei redditi tra le più inique dei paesi del mondo occidentale.
Pensionati, lavoratori dipendenti, piccoli artigiani, in breve il ceto medio italiano, circa il 75% della popolazione, ha un potere d'acquisto sul prodotto nazionale di poco superiore al 40%. Se poi teniamo presente l'esterofilia dei nostri consumatori italiani, significa che la gran parte della produzione di beni da parte delle imprese italiane deve trovare uno sbocco sui mercati esteri. In breve, se paesi come la Gran Bretagna, la Francia o la Germania, dove corrono salari mediamente superiori del 17% e dove maggiore è la propensione all'acquisto di beni nazionali, trovano oggi difficoltà nel collocare le loro produzioni, possiamo immaginare quali disagi incontrino i nostri produttori. Come si può rilevare, la situazione nella quale si dibatte l'economia italiana è certamente singolare nel panorama internazionale, soprattutto se consideriamo che il nostro paese ha un debito pubblico, accumulato negli anni settanta-ottanta prevalentemente per spese consuntive e quindi tali da non avere prospettive di un rimborso normale. Un conto è indebitarsi per investimenti che con i loro frutti sono in grado di rimborsare i creditori e un conto è indebitarsi per consumi che una volta soddisfatti non hanno alcuna prospettiva di rimborsare i creditori. Il Belgio, ad esempio, negli anni novanta aveva un debito pubblico superiore (140%) in percentuale sui Pil a quello italiano (120%), ma per investimenti, tant'è che attualmente il suo debito è sceso a circa l'80% del Pil. Oggi l'Italia, al di là di chi l'ha governata negli ultimi anni, paga un caro prezzo alla politica disinvolta degli anni passati. Nessun Governo ha avuto il coraggio e la forza di imporsi con una seria politica di severità, aggravando cosi la situazione. L'onestà, il rispetto del prossimo, una equa redistribuzione e partecipazione alle necessità di un bilancio statale rigoroso e trasparente dovrebbero essere parte integrante del senso civico di ogni cittadino e comunque lo dovranno essere attraverso l'imposizione del rispetto, dell'osservanza delle regole, delle leggi accompagnate da sanzioni veramente scoraggianti e puntualmente applicate. Diversamente questo paese sopravvivrà con i soliti espedienti e con la pazienza di quanti più deboli non hanno altra alternativa che quella di un voto, ci auguriamo, veramente consapevole per cambiare il proprio destino.

Marco Toniolli