Occupazione, gli artigiani tengono duro

Nel Padovano i piccoli imprenditori non licenziano, ma oltre 350 aziende hanno già fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Emblematica questa frase. «Questi di licenziare non ci pensano proprio. Resistono».
Il funzionario dell'Associazione, l'Unione Provinciale Artigiani, non ha dubbi. La mia domanda, «quanti sono i licenziati?», è precisa, sollecitata anche dagli ultimi, drammatici avvenimenti, come quello accaduto nel Trevigiano, dove un collega si è tolto la vita per non subire le conseguenze, non personali ma nei confronti dei suoi collaboratori, della crisi.
Ho deciso di approfondire, non perché non conosca una realtà che mi appartiene (sono anch'io un artigiano) e che rappresento, ma per capire meglio cosa sta succedendo, al di là dei dati «sparati» da indagini più o meno accreditate. La risposta dunque è stata lapidaria: i piccoli, i microimprenditori non lasciano a casa nessuno.
Da gennaio ad oggi, sulle circa 2.000 aziende artigiane padovane «amministrate» dall'Upa, circa 350 hanno chiesto di avviare la procedura di sospensione e di cassa integrazione speciale di oltre 1.500 lavoratori (nel Veneto tale dato tocca le 7.500 unità). Stiamo parlando, si badi bene, ricorso agli ammortizzatori sociali, una condizione che eventualmente precede (ma non è detto) il momento drammatico del licenziamento; un'eventualità che tuttavia, almeno al momento, non si sta verificando. E' come se gli artigiani di fronte alla crisi stessero vivendo una specie di «resistenza». I piccoli imprenditori le cercano tutte prima di arrivare a gesti estremi. E, come molte resistenze, anche questa non fa rumore, è quasi clandestina, perfino difficile da quantificare.
I citati numeri relativi al ricorso agli ammortizzatori sociali, rispetto ad altri, a quelli dell'industria, fanno meno impressione. Ma il peso specifico di tali cifre non è per nulla secondario. Il primo ragionamento è molto semplice. Se un'azienda di cinque addetti ne lascia casa uno o due, in assoluto si tratta di pochi posti di lavoro che svaniscono, ma per quella ditta vuol dire perdere il 50 o il 25 per cento del proprio potenziale produttivo, dimezzare o ridurre drasticamente il capitale umano.
Tutto ciò, visto il radicamento delle microimprese nella nostra realtà, ha una rilevante valenza sociale. Si deve poi aggiungere una valutazione qualitativa e negativa. L'artigianato, più di altri ambiti economici, fonda buona parte delle sue capacità produttive nell'abilità personale, non certo nella serialità dell'operare. Per molte ditte artigiane, quindi, essere costrette a privarsi di collaboratori potrebbe significare precludersi un futuro di ripresa.
Vi è poi l'aspetto umano. Moltissime piccole aziende sono a dimensione familiare. Non soltanto dal punto di vista parentale, ma nelle modalità operative. Il titolare lavora, nel senso più concreto del termine, con i collaboratori, che magari sono moglie, figli, comunque gente che conosce bene. Mettere sulla strada uno di questi è per chiunque uno strazio. Per ogni artigiano un licenziato ha un volto, una storia, dei figli, degli affetti. Non si tratta di avviare una pratica, ma di incidere su una vita, spesso di una famiglia. Allora è ancor più vero che, piuttosto che lasciare a casa, si sceglie di resistere. Da questo punto di vista la crisi è un grande problema psicologico, non nel senso che qualcuno vorrebbe farci credere, ma per il fatto che «segna dentro» le persone, il più delle volte lacerando, facendo male. Dire che la crisi è solo una «paturnia» di imprenditori poco coraggiosi è offensivo: stiamo parlando di sofferenze che talora sfociano nel dramma. Come tutte le resistenze, anche in quella dei piccoli imprenditori si ha una grande fiducia nell'idea che la sostiene (nel caso specifico, nella propria impresa); ci si augura che finisca presto e si ha estremo bisogno di amici leali e pronti ad aiutare: senza clamore, senza promesse vane, nella concretezza delle difficoltà di tutti i giorni.
Il resto non interessa: chi ce la fa, cercherà comunque di resistere da solo, altri soccomberanno. In ogni caso sarà una vicenda che ci segnerà, tutti.
presidente dell'Unione provinciale degli artigiani della provincia di Padova

Roberto Boschetto