Nasce Friulano, l'erede del Tocai

VERONA. Torna Luca Zaia, e «battezza» il Friulano, l'erede naturale del Tocai, denominazione ormai restituita agli ungheresi. Ma tra viti e bottiglie ieri ci si interrogava soprattutto sul futuro. Il bicchiere, in Italia, è mezzo pieno o mezzo vuoto? Dipende da una precisa quantità di fattori. La competitività, anche nel mondo del vino, viaggia sui ristretti binari del rapporto qualità-prezzo. Ma soprattutto oggi, in un momento di contrazione del mercato, è l'elemento di innovazione, unito alla qualità dell'immagine, l'atout vincente. Dal Vinitaly 2009, ecco alcuni dei prodotti che hanno destato particolare curiosità e interesse tra gli addetti ai lavori. Nelle cantine di Villa Caratti, a Paradiso di Pocenia (Udine), Domenico Fraccaroli ha prodotto per la prima volta un sorprendente spumante extra dry da uve Garganega e Friulano.
Fine perlage, delicate note di fiori d'acacia, sapore armonico e rotondo, è una piacevole new entry tra i grandi brut italiani.
Dolcetto di Ovada, Casa Wallace.Jeffrey Herman ha iniziato a praticare il metodo biodinamico nel 2003, nelle colline di Cremolino (Alba). I risultati oggi sono visibili non solo nel Dolcetto di Ovada, vino di grande freschezza e corposità, na anche nel Barbera e nel Bianco del Monferrato. Assieme a Leonello Anello, Casa Wallace organizza anche seminari.
Rosalys, Sacraterra.Per anni considerati figlio di un dio minore, i rosati hanno ormai conquistato credito e quote di mercato. Quello proposto da Maria Cristina Cellini, dell'azienda Sacraterra di Torre di Mosto (Venezia) si chiama Rosalys e proviene da uve raboso Piave. Il segreto: contatto veloce con le bucce a temperatura controllata e assenza di macerazione. Rosso ciliegia trasparente, profuma di fiori maturi e spezie. Brioso e leggermente tannico, perfetto per piatti di pesce.
Montevago, Petroniano.Senza disturbare sua maetà il Sassicaia, se si vuole degustare un cabernet sauvignon toscano vinificato in purezza e affinato per 18 mesi in barriques di rovere francesce, ecco il Montevago della fattoria di Petrognano (Montelupo Fiorentino). All'assaggio, l'annata 2003 denuncia un colore rosso rubino dai riflessi violacei, profumi intensi, sapore pieno e stoffa decisa. Un vino importante, da invecchiare in cantina, e riservare per carni rosse e formaggi.
Cabochon rosè, Monte Rossa.Paolo Rabotti, pioniere della spumantizzazione Blanc de Blanc, promotore e fondatore del Consorzio Franciacorta, e la moglie Paola Rovetta, con il Cabochon rosè hanno toccato un raro livello di eccellenza, grazie anche al sistema di vinificazione che introduce le barriques per la prima fermentazione del mosto. Chardonnay al 70%, pinot nero al 30%: un brut di classe, che non invidia nulla ai grandi cru francesi.
Malia, duca Carlo Guarini.Ruggero Guarini segue Boemondo d'Altavilla nella prima crociata del 1099. Al ritorno si stabilisce nel Salento, nella zona di Scorrano (Lecce). Oggi i discendenti continuano a coltivare i 700 ettari dell'antica proprietà, producendo vini decisamente sorprendenti. L'ultimo nato è il Malia, un malvasia nero vinificato in purezza, proveniente da un cru a 200 metri dall'Adriatico. All'olfatto tipici sentori di frutta nera matura, liquorizia e spezie. Sapore vivace, fresco e aromatico. Una piacevole novità per il palato.
Park, unico neo.VeronaFiere deve decidersi e trasformare i parcheggi attorno all'area fieristica in un sistema integrato. L'area degli ex Magazzini generali, 3 mila posti auto, è servita da una sola entrata/uscita. Giovedi sono bastate 2 ore di coda per venirne fuori: una follia. Perchè non copiare dai Gp: park divisi per settori, ognuno servito da autonome entrate.
(Riccardo Roccato)