Roma può far debiti, Galan s'infuria


VICENZA. «Porterò la Valdastico Nord in Regione» con queste parole Giancarlo Galan firma la sua promessa di dare supporto politico per inserire il progetto dell'autostrada che collega Piovene Rocchette (Vi) a Trento, nella Legge Obbiettivo. È successo ieri a Montecchio Maggiore nel corso di una tavola rotonda sulle politiche dell'Europa per la mobilità ed i trasporti promossa dalla Provincia di Vicenza. A margine del suo intervento il governatore chiarisce: «poi si vedrà se le altre regioni limitrofe saranno d'accordo». Attilio Schneck, presidente della Provincia, incassa bene: «lo sapevo Galan non è contro la Valdastico Nord».
Sulle concessioni? «Io continuo a dirglielo entra in società. Noi continuiamo per la nostra strada, l'importante è che si faccia la Valdastico Nord». Le premesse non erano delle migliori, Galan aveva esordito dicendo che avrebbe dato «un dispiacere a Schneck, ma un conto sono le concessioni autostradali e altra cosa sono le opere. La Valdastico Nord non si realizza con l'allungamento della concessione, se qualche concessionaria pensa di utilizzare il prolungamento della Valdastico Nord come ricatto si sbaglia». E il presidente della Provincia di Vicenza lo ha invitato a ripensarci in una nuova chiave: «La Regione dovrebbe entrare nelle società autostradali».
Intanto l'altro pezzo della Valdastico, quella meridionale, «ha ottenuto lo sblocco dei cantieri - dice Schenek - ora abbiamo il via libera dell'Anas per poter fare la gara d'appalto». Resta la spada di Damocle della procedura di infrazione europea che accusa l'Italia di aver prorogato la concessione alla Brescia-Padova fino al 2026 senza gara.
Questo per Galan è un non problema (meglio «un'ipocrisia»), visto che la Valdastico Nord potrebbe beneficiare di un altro iter: quello dato dalla legge obiettivo. La posizione del governatore non è quindi affare di poco peso. Anzi la Valdastico da ieri è un fatto prioritario.
Sulla procedura di infrazione è intervenuto, anche Antonio Tajani, vice-presidente della Commissione Europea e Commissario ai Trasporti, che ha più che altro dato indicazione sui tempi. «Non è mia competenza - ha detto - bisogna attendere fine mese quando Altero Matteoli di ritorno dal G8 di Tokyo incontrerà il commissario per il mercato interno Charlie McCreevy».
E il valzer delle uscite di rilievo non si è fermato qui, perché se di infrastrutture si parla non possono restarne fuori i Corridoi europei. Il Veneto è crocevia dei Corridoi I (Berlino - Palermo) e V (Barcellona - Kiev), ed ha una funzione cerniera fondamentale. Funzione però ancora ostacolata dal gap infrastrutturale accumulato un trentennio fa e che la Giunta Galan - come ricordato dallo stesso presidente veneto - sta recuperando, a partire dal Passante di Mestre, «primo ed unico ad andare in porto tra gli interventi disegnati alla lavagna dal presidente Berlusconi in occasione della firma del patto con gli italiani». Patto di stabilità: Galan, va giù duro: «mentre al Comune di Roma è consentito di non rispettare il patto di stabilità, al Veneto e all'intero Nordest, che sono la locomotiva d'Italia, non vengono dati neanche i soldi per finanziare l'alta velocità tra Verona e Trieste».
Era stato il sindaco di Torino, Chiamparino ad aprire le ostilità contro la norma, approvata nei giorni scorsi in commissione bilancio della Camera, che esenta il Comune di Roma dal rispettare per due anni il patto di stabilità. Poi sono stati i sindaci di Bologna, Cofferati, di Firenze, Domenici, e lo stesso Galan a protestare contro l'emendamento. Il governatore del Veneto ha detto di andare «più volentieri a Bruxelles che a Roma, Comune che per due anni potrà non rispettare il patto di stabilità per realizzare la metropolitana. Spero che oltre a me qui ci siano anche molti altri, soprattutto sindaci, indignati per questo. Potrei elencare - ha aggiunto - non meno di un centinaio di Comuni che con una sospensione di due anni del patto sarebbero in grado di realizzare opere indispensabili».
«Mentre i sindaci veneti sono costretti ai rigidi paletti del patto, Alemanno e il centrodestra romano brindano per l'ennesimo regalo». Il Pd veneto considera una «norma ingiusta» la deroga al patto di stabilità concessa al Coume di Roma e provoca il Carroccio: «La Lega dov'è?».

Roberta Paolini