Unicredit: Cariverona chiede più spazio nel Cda

VERONA. Le fondazioni azioniste di Unicredit non intendono fare un passo indietro per lasciare spazio in Cda ai libici, cui dovrà piuttosto cedere il posto qualche altro socio, i tedeschi in primis. È uno dei punti sui quali i presidenti e i rappresentanti delle fondazioni Cariverona, Crt e Carimonte Holding, avrebbero convenuto ieri a Milano, nel primo appuntamento in vista del rinnovo del consiglio della banca, in scadenza alla prossima assemblea a fine aprile-inizi di maggio. «Non si è parlato né del presidente né dell'amministratore delegato» ha affermato Andrea Comba, presidente della fondazione Crt.
«Ci siamo limitati - ha aggiunto dopo il summit - a discutere sul numero dei componenti del Cda della holding e delle tre società collegate».
Nella riunione - da quanto si è appreso - ci sarebbe stato accordo sulla necessità di ridurre il numero dei consiglieri delle banche cui fanno capo, su base regionale, dopo l'acquisto di Capitalia, gli sportelli del gruppo: Unicredit Banca nel Nord Italia, Unicredit Banca di Roma al Centro e al Sud, Unicredit Banco di Sicilia nell'Isola. Pure in questo caso non ci sarebbe alcuna ripercussione sui rappresentanti delle fondazioni mentre sarebbe piuttosto Hvb a dover ridimensionare la sua presenza. Nel board della holding potrebbe toccare sempre ai tedeschi far spazio alla Banca Centrale libica, che nei mesi scorsi si è portata al 4,9% del capitale e che ambirebbe ad avere un consigliere e un vicepresidente. Nel Cda, composto attualmente da 23 consiglieri dopo le dimissioni all'inizio del 2008 di Salvatore Mancuso, siedono otto rappresentanti degli ex soci di Hvb, fra i quali il presidente Dieter Rampl, il cui incarico potrebbe essere messo in discussione, a vantaggio di un candidato delle fondazioni. Verona vedrebbe bene alla presidenza Gianfranco Gutty, attuale vicepresidente di Piazza Cordusio mentre Crt potrebbe giocare la carta Fabrizio Palenzona, altro vicepresidente dell'istituto. Questo, malgrado risulti ancora valido l'accordo di integrazione (business combination agreement) del 2005 dopo la fusione con Hvb in base al quale i tedeschi esprimono un terzo dei consiglieri (su 24) incluso il presidente.
In ogni caso, nelle scelte sul Cda e i vertici della banca dovranno essere coinvolti tutti i soci del gruppo, è la richiesta di Giovanni Puglisi, presidente della fondazione Banco di Sicilia, che ha sottolineato i legami privilegiati fra l'ente da lui guidato e la finanza libica, entrambi già soci di Capitalia. Puglisi ha definito quello odierno «un legittimo incontro fra i colleghi delle fondazioni per scambiarsi opinioni e avanzare le prime ipotesi».
Infine per la prima volta l'ad di Unicredit, Alessandro Profumo è intervenuto sulla quota, fino al 6,8% di Piazza Cordusio, che Mediobanca si troverà in mano al termine della ricapitalizzazione in corso: avrà «solo una funzione tecnica legata all'aumento di capitale: non hanno diritti di voto, non hanno nulla».