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Il Leone d’oro va a Irene Papas

 ROMA. «Sono felice, non fanno che darmi premi. Non riesco invece ad avere i soldi per fare teatro, per mettere in scena le mie amatissime tragedie classiche», dichiara Irene Papas, cui sarà consegnato il Leone d’oro per il teatro il 20 febbraio a Venezia, giorno d’apertura del 40º Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, che il direttore della manifestazione, Maurizio Scaparro, e il presidente dell’ente, Paolo Baratta, hanno presentato ieri a Roma, alla presenza dell’attrice greca.
 «Viva la tragedia! - esclama lei, quasi accennando un festoso passo di danza - Se potessi, se avessi i soldi, non farei altro. Il teatro d’oggi spesso è purtroppo pura cronaca e, come fosse un articolo di giornale, il giorno dopo sparisce senza lasciare tracce, mentre i grandi personaggi classici ogni volta sono lì a parlarci in modo nuovo. Sono una lezione anche per i giovani, i tanti che danno vita alla prossima Biennale Teatro, ma io finisco per essere più giovane di loro, per la freschezza dei miei sentimenti, per la mia passione e amore per la vita e il teatro, da cui imparo sempre. Loro invece spesso vogliono correre e non dedicano tempo proprio all’imparare».
 Sarà un Festival dedicato al Mediterraneo che nasce dai laboratori di quest’anno, quindi dalla ricerca che è nel dna stesso della Biennale, spiega Paolo Baratta, presidente dell’ente veneziano, mentre Maurizio Scaparro aggiunge che anche per questo sarà una manifestazione caratterizzata da un altissimo numero di giovani. Il Festival si svolgerà dal 20 febbraio all’8 marzo, tra Carnevale e la Quaresima. E se l’apertura è tutta per Irene Papas la chiusura sarà con Povere di Baghdad, uno spettacolo dello stesso Scaparro, con drammaturgia del poeta siriano Adonis, «che parte dalla distruzione della biblioteca nazionale irachena per vedere i fili di speranza che possono rinascere dalle parole delle Mille e una notte sepolte dalle bombe sotto le macerie». In due settimane 21 spettacoli, di cui 18 prime assolute, dall’Arlecchino servitore di due padroni dello spagnolo Teatro della Abadia, diretto da Andres Lima, a una storia d’immigrazione clandestina, Bladi mon pays del Teatro nazionale del Marocco, firmata da Driss Rokh. E solo per citare alcune cose: Midrash/Hicayat, trasposizione del racconto-saggio di Predag Matvejevic Breviario mediterraneo; Nero Inferno, lavoro che utilizza la pittura dal vivo creato da Ponte Radio con i bambini palestinesi di Jenin; Winter Gardens di Nikita Milivojevic dedicato ai 700 mila giovani serbi emigrati durante la guerra. Molte le novità anche italiane, da un inedito di Enzo Siciliano una riscrittura del Ciclope di Euripide portato in scena da Francesco Siciliano, figlio dello scrittore, a una novità di Erri De Luca, Morso di luna, che si svolge in un rifugio antiaereo a Napoli nel ’43, con regia di Giancarlo Sepe; da Il giavellotto d’oro da un racconto inedito a tema mitologico di Roberto Calasso con regia di Giorgio Marini a S’ard, danzatori delle stelle da un romanzo di Sergio Atzeni con regia di Marco Parodi e la collaborazione di artisti sardi sino a arrivare a Capitan Ulisse di Savinio con regia di Giuseppe Emiliani e all’Impresario delle Smirne con regia di Luca De Fusco e il recupero di musiche scritte da Nino Rota per l’edizione 1957 firmata da Visconti.