16 dicembre 2008 —
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Attualità
ROMA. A cinque mesi dalla sua liberazione, Ingrid Betancourt è tornata per la seconda volta a Roma da dove ha rilanciato la battaglia per il rilascio dei suoi ex compagni di prigionia e annuncia una nuova iniziativa per «liberare» anche i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie colombiane, «anche loro prigionieri dellideologia e del terrore».
In serata, quindi, Ingrid Betancourt ha ricevuto a Firenze il Pegaso doro, massima onorificenza della Regione Toscana.
Ricevendo ieri mattina a Montecitorio il premio Pellegrino di pace del Centro internazionale per la pace fra i popoli di Assisi dalle mani del presidente della Camera Gianfranco Fini, lex ostaggio delle Farc ha ringraziato ancora una volta lItalia per quello che ha fatto per lei durante i sei terribili anni del sequestro e, in particolare, «lamico Walter Veltroni che quando era sindaco di Roma ha preso su di sé la responsabilità di difendere la libertà degli ostaggi colombiani».
«Voglio far uscire i miei compagni dalla giungla e ridare loro la libertà, ma curiosamente penso spesso anche ai guerriglieri, ai miei ex carcerieri di 13-14 anni (più giovani dei miei figli). Voglio far uscire anche loro», ha dichiarato annunciando il Progetto Calamar per il recupero dei giovani guerriglieri delle Farc. Il progetto prende il nome dal villaggio colombiano in cui la guerriglia recluta bambini e ragazzi poverissimi allettandoli con la «grande bugia» di un futuro migliore per sé e per le loro famiglie.
«Nelle Farc - spiega Ingrid Betancourt - quei ragazzi trovano un tetto e del cibo, la possibilità di fare carriera, sempre che riescano a sopravvivere, e soprattutto un fucile, che nella giungla, in questa no mans land, garantisce il diritto a essere rispettati».
Da parte sua, il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, che ha aconsegnato in serata alla Betancourt il Pegaso doro, ha affermato che «il premio Nobel per la pace rafforzerebbe la battaglia di Ingrid e la speranza di quanti nel mondo si battono per le ragioni della vita, contro lassurdità della morte. Ingrid - ha detto ancora Martini -, simbolo della difesa dei diritti umani, ha vinto la sfida con i suoi carcerieri perché durante i sei interminabili anni di costrizione è rimasta libera. Libera nella sua mente, libera nel mantenere integra la sua umanità, il suo mondo di valori, libera nel rimanere fedele alle proprie convinzioni».